NuBourbon “OST/Cheap Digging In Berlin”

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C’è chi viaggia per piacere, chi scappa dall’ultima delusione d’amore, altri lo fanno per trovare l’ispirazione e questo è il caso di NuBourbon che, con “OST/Cheap digging in Berlin”, ha voluto rendere omaggio alla capitale tedesca di ritorno da un breve ma profondo viaggio. Un disco completo, mai banale, nel quale fonde il grigiore e l’anima di Berlino alla passione e ai colori di Napoli, portandovi ai bordi dell’universo. Il contributo di un artista estremamente originale e produttivo, che non sembra avere limiti. Per il momento lo seguiamo col rischio di ritrovarci un giorno su qualche galassia perduta… naturalmente vi consigliamo di fare lo stesso.

Buon ascolto!

Beazcat Staff.

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WayBackWhen… Breakstarr “Sick City”

Per la nostra rubrica WayBackWhen, di norma, proponiamo album strumentali e beat tape internazionali pubblicati qualche anno fa e che riteniamo imperdibili per i nostri lettori. Per questo appuntamento, invece, restiamo nella nostra città, precisamente nella periferia est di Napoli, a Barra, il quartiere di provenienza di Breakstarr.

Michele Cesare, classe ’85, conosciuto già nella scena del b-boying nazionale con il nome di Mike Vodka, è sicuramente uno dei personaggi più rappresentativi dell’ Hip Hop new school partenopeo: breaker, crate digger e dj, già membro della storica crew TCK, da qualche anno si dedica alla produzione di strumentali, esordendo con la crew Freestyle Concept nel 2012, producendo diverse tracce dell’ album “Stile Libero”.

Il suo primo album strumentale “Sick City”, uscito in una prima versione alla fine del 2013 e ri-editato e stampato in vinile a metà 2015, è già un classico per gli appassionati di beats e di Hip Hop “made in Naples”.

In questo lavoro risalta la passione per il funk e per i breaks più grezzi, oltre alla ricerca per i campioni più oscuri, che rimandano alle tipiche atmosfere notturne della periferia metropolitana.
Il tutto è sapientemente mixato e masterizzato da Blob, sound engineer della prolifica etichetta Voolcano Harmonix, ed è anche per l’ ottima qualità del suono vi consigliamo di procurarvene una copia fisica.

Buon ascolto!

BeatZcat Staff.

Bonbooze “Noon Ep”

Una nuova settimana è iniziata, la primavera si avvicina, ma il freddo non ha ancora abbandonato del tutto le nostre giornate. Il sound che Bonbooze ci propone per questo suo nuovo ep, caldo e fresco allo stesso tempo, è quello che più si addice a questo periodo dell’ anno. “Noon Ep” è composto da sei beat “floreali”, dal suono morbido, liberamente scaricaribili dalla pagina Soundcloud del prolifico beatmaker salentino.

Buon ascolto!

VIDEO: Iken e Jayl Uròboroç Live @Semmai Factory

Fino a qualche mese fa, nella nostra amata Napoli, un gruppo di amici, fanatici della musica e dell’arte contemporanea, concentrando le proprie energie e con il contributo di numerosi artisti, proponevano eventi dal gusto innovativo, in una location “familiare” quanto “surreale”, incastonata come un diamante tra i vicoli come su di un anello che adesso non brilla più. Tutto questo era il Semmai Factory, un punto di ritrovo ma sopratutto un centro di energia e arte nel cui fulcro si fondevano creando una realtà sotterranea sopra le righe, fuori da ogni schema e concept già visto e sentito ed è per questo che speriamo di risentire presto parlare di loro, troppo spesso in Campania realtà come queste vengono abbattute invece di avere il supporto e l’amore che meritano.
Questi i VIDEO dell’ultima serata by Beatzcat ent. del 10 Dicembre 2015 con le performance Live dei giovani Iken e Jayl talenti uscenti della scena del Beat Napoleatana.
Con i video di questi ultimi due set al Semmai, vi invitiamo a seguirci nella prossima avventura che con Boudoir Club ci vedrà protagonisti di una serie di eventi, il cui scopo è quello di dare lo spazio che merita ad una scena che da un po’ di anni a questa parte prende sempre più piede e forma nella nostra città come nel resto di Italia. Il 13 Marzo infatti con il Live di “Seasons” di Sodo Studio, Brianoize che ci proporrà il suo “Girl” e i BeatSet di NuBourbon e Skunk’n’Funk, riprenderemo il nostro appuntamento della Domenica in què del Centro Storico. Non ci resta che invitarvi Tutti e augurarvi buon ascolto e buona visione.

WhatsAbstract: SODOSTUDIO “Seasons”

In occasione dell’ uscita di “Seasons”, il suo quinto album strumentale uscito per Hashetic Front, abbiamo fatto quattro chiacchiere con SODOSTUDIO, alias Speaker Cenzoù, già colonna portante del rap italiano degli anni novanta, duemila e duemiladieci, nonchè artista di spicco della beat scene nazionale e, non ultimo, nostro “guru”, ideatore e collaboratore.

Buona lettura e buon ascolto!

A proposito di “stagioni”, questa primavera, musicalmente parlando, sembra iniziata nel migliore dei modi per te…

Ogni stagione, con i suoi profumi ed i suoi sapori, può evocare emozioni e stati d’ animo diversi e, forse, per un musicista il susseguirsi di esse può essere determinante per la propria produzione artistica. Tu da quale stagione ti senti più ispirato e rappresentato?

Sicuramente posso dirti che il susseguirsi delle stagioni, in quanto tempo, già offre sicuramente un paio di miliardi di suggestioni differenti, difatti “Seasons”, più che sulle 4 stagioni climatiche, si può definire un’ antologia di una serie di stagioni di una vita intera, difatti a me che sono l’ autore , sentendolo, suona molto come una sintesi abbastanza fedele di quello che è il mio percorso fino a oggi come roducer\beatmaker; difatti dentro ci ritrovo ogni sfumatura di tutto il vastissimo mondo di cui si compongono le mie influenze musicali.
Se proprio dovessi dirti una stagione che mi affascina come colore e sapore direi  l’ autunno , perchè nella nostalgia dell’ estate passata , e nella consapevolezza dell’ inverno che è alle porte, dentro di se ha la speranza che quand’ ascimm for sarà primavera, anche se sarebbe meglio non divagare in tullismi, ma credo che il concetto sia chiaro 🙂

Se con “SODOTAPE” hai racchiuso in un mixtape quella che è stata la prima parte della tua produzione da beatmaker, con “Antipasto Ep” ci hai dato un assaggio di quello che sarebbe stato il mood del futuro più prossimo, con “Deep fried anthology” ci hai presentato un sound ancora più croccante ed articolato, mentre con “Brazilian Follies” ci hai stupito con un tocco esotico. “Seasons” sembra invece rappresentare il giusto equilibrio tra l’ estate e l’ inverno, tra l’ordine ed il kaos, tra la ricerca armonica ed il “glitch”…

Si, come ti ho inconsapevolmente anticipato , credo anche io che “Seasons” rappresenti una giusta ricetta fra le mie influenze, le mie ricerche musicali, anche gli stimoli che posso avere da film, serie Tv, Libri, opere d’ arte, tutto quello che mi circonda…
lo vivo come una fonte continua di ispirazione, questa cosa l’ ho sempre avuta da piccolo, e mi è stata trasmessa da mio Padre, una persona intelligentissima che ha sempre stimolato la mia curiosità e la mia voglia di sperimentare, a tal punto che una volta da bambino pur di farmi riuscire a comprendere la natura di un procedimento,  è stato così determinato da comprarmi 3 volte il piccolo chimico,
2 delle quali ho fatto saltare in aria tutto ferendo anche la nonna, ma alla terza ci riuscii e capii la sua grande lezione sulla determinazione.
Da quello ne ho dedotto che dovevo applicare quest assoluta open sourcing mentale a tutto il mio processo creativo ed eccomi qui a mischiare zombi, soul, Star Wars, Sora Lella, Luciano De Crescnezo, Napoli, Detroit, Berlino, New York, Los Angeles, Rio de Janeiro e San Gaetano, conditi da Aphex Twin, Neomelodico, e Squarepusher che ha mangiato i funghi e vede J Dilla :)Se aggiungi Enzo Avitabile e tutti i miei fratelli e sorelle che non ci sono più credo che hai una panoramica abbastanza totale del suono che ho cercato di rappresentare in questo lavoro.

Da tanti anni ormai sei all’ unanimità riconosciuto come un grande comunicatore, soprattutto per le tue doti liriche.
Riesci ad esprimere le stesse cose che esprimere te stesso in egual modo anche attraverso la creazione di brani esclusivamente strumentali?

Non ancora, ma ci sto lavorando, anche grazie all’ uso, come i più affezionati già sapranno, di vari dialoghi o frammenti di voci da contestualizzare per comunicare , quello mi affascina molto, ed  una cosa che ho imparato dalle battle dei dj, dove screcciavano varie frasi per sfidarsi, e ho fatto mio questo codice, per usarlo un po come voce narrante o in alcuni casi, come epilogo come nel caso di “Napoli Romantica” in quel caso , ma anche in altri, sono riuscito a sentirmi in egual modo comunicativo che con le liriche. Ma  è un percorso più lungo e difficoltoso,
bisogna nascere con una certa predisposizione, ma chiamiamolo col suo nome, con un certo talento, e poi anche studiare non solo lo strumento , anche te stesso, che  il tuo primo strumento comunicativo, una volta presa consapevolezza di queste cose , basta applicare il metro, alla forma che hai scelto in quel momento… In teoria sembrerebbe facilissimo, ma non lo  è per niente, io sto studiando molto, ma una cosa la so: una volta che ho trovato la chiave giusta, sarà quella per aprire tutte le porte comunicative, quindi le forme saranno solo un mezzo, per veicolare il concetto o l’ emozione che vogliamo amplificare, ad ogni modo vorrei riuscire a comunicare anche col pensiero, pensa se non voglio studiare per comunicare in tutte le forme 🙂 Quello che posso dirti però,  che ho intenzione di lavorare anche con degli attori\attrici per estendere questo concetto della voce narrante a qualcosa di più vivo e interattivo , credo fermamente che il beatmaking sia una forma d’ arte così duttile, dalle forme di contaminazione e di art-crossing pressochè infinite 🙂

Provieni dal centro antico, dal cuore pulsante di Napoli, città famosa anche per il suo folklore e per la vivacità dei suoi abitanti. E a noi sembra che traspaia attraverso i tuoi beat, miscelata ad una buona dose di jazz e funk, tutta la tua
veracità, come se il tuo stile di chopping, lo swing e gli accordi che usi, in un certo senso incarnassero l’ anima di Napoli…

Ti ringrazio molto per questa considerazione , perchè mi gratifica molto del tipo di sapore che voglio comunicare con la mia musica, ma non solo, in un certo senso, ti rispondi da solo anche alla domanda precedente, perchè partendo dal fatto che io desidero proprio comunicare quel sapore, quell ‘odore, dei miei vicoli , delle mie pietre, mi confermi che riesco perfettamente nel restituirti quella visuale,
e in più aggiungici che mi sento pienamente discendente dal suono della napoli degli anni 70\80 di Pino Daniele, di Enzo Avitabile, Di Mario Musella,
mi sento figlio di questa tradizione, mischiata con tremila altre cose di cui mi sono nutrito e che mi hanno reso l’artista, ma sopratutto la persona che sono, e quindi si, ho l’ esigenza di fare della musica che parli della mia emotività, che spesso si sviluppa, si snocciola e trae ispirazione dal centro storico, e quindi mi piace pensare che se ascoltando Premier senti New York, Alchemist Los Angeles, Elaquent il Canada, Sodo Studio Napoli Centro Storico.

Nel documentario “Semp Samples” parli del beatmaking come di una “pazzia lungimirante”, nel senso che un beatmaker ascoltando un brano riesce ad abbozzare già nella propria testa un’ idea di beat. Tu riesci sempre a rimanere fedele all’ idea iniziale oppure ti capita anche di stravolgerla completamente?

Posso dirti che prima di essere chiuso un beat può subire anche un miliardo di modifiche e anche apparentemente rilevantissime, ma quello che  il mood di quella pazzia lungimirante di cui parlo in “Semp Samples” quello resta, anche perchè  lui stesso ad indicarmi le strade da percorrere per arrivare alla sua stessa uscita,
come se si suonasse da solo, o meglio, come dice mio fratello Francesco Villani, io sono suonato (da più punti di vista) dal beat che attraverso me si autosuona e decide quanto vuole essere quantizzato, quanto swingato, se gradisce un moog, piuttosto che un korg 🙂 Io sto là, gremo ed eseguo il volere della Forza 🙂

 

Per il brano “The Un A Wookie”, contenuto nel tuo ultimo album, hai realizzato un videoclip utilizzando scene cinematografiche estratte da “Star Wars”. Pensi possa essere stimolante per un beatmaker fondere la propria con altre arti, moderne come puo’ essere il videomaking più all’ avanguardia, o anche con una tradizione più antica come la poesia e il teatro? Potrebbe essere questa una nuova frontiera per i beatmaker?

Come già ti ho spoilerato un po’ prima assolutamente si! Poesia, teatro, pittura , scultura , danza, cinema, possono interagire perfettamente con la musica. Il beatmaking  è Musica e quindi da tale può fare pressochè quello che vuole.

Nonostante la tua propensione a cercare sempre il sample più fresco, sembra che tu ti stia concentrando ancor più sull’ uso dei sintetizzatori. Attualmente com’ è composto il tuo set-up e quale strumento ti sta facendo “VIAGGIARE” di più?

Ho l sp 404 , ho il mac con cui campiono ma ripasso spesso nel mio mixer analogico, ho un moog, 4 korg grandi, 3 piccoli, ho un talkbox, ho il giradischi e i dischi, ho le casse, 2 mpd, a breve prendo un reinassance, ma credetemi senza un suono in testa prima di tutto questo potevo avere anche il quadruplo delle cose, non sarebbe cambiato nulla. Ho avuto in dono la capacità di tradurre emozioni in altre forme,
il resto sono solo mezzi.

Ultimamente l’ interesse verso l’Hip Hop strumentale e i generi affini sta crescendo notevolmente e siamo sempre più sorpresi da quanti nuovi talenti stanno emergendo dalla nostra terra. Cosa ti piace della beat scene italiana e c’è qualche artista che ultimamente ti ha colpito particolarmente? Cosa manca (se manca) al nostro paese per poter essere all’ altezza di altre realtà internazionali?

Mi piace dell’ Italia una cosa: che sono tutti amici perchè non ci sta ancora il soldino in mezzo. Sarà curioso vedere se col soldino questa cosa sarà uguale oppure no. Mi piace che a differenza del hip hop dei ’90,  meno una setta a inviti, il movimento del beatmaking è più per artisti hippie un po freakkettoni che da soldati e missionari, e questo già mi piace di più, o meglio, lo sento un fatto nel quale mi ci identifico di più e nel quale posso essere me stesso. Non lo dico con critica, mi sembra solo un movimento di persone più allegre e quindi già per questo mi sento più a casa.
Cosa manca ? Na cos ‘e sord, come sempre 🙂 Nel senso di persone che investono sulla cosa dando visibilità e permettendo la diffusione dei dischi, degli eventi e delle serate in genere , degli sponsor attenti a quello che succede nel sottobosco , e che ci puntano e valorizzano Anche se non amo la loro bevanda , non posso negare quanto ad esempio Redbull sia attenta a questo fermento, organizzando a livello planetario eventi e workshop interessantissimi proprio in ambito di beatmaking e affini.
Rispetto ai nomi basta seguire BeatZcat, che è solitamente puntuale e sul pezzo con uscite fresche e retrospettive, e non perchè ne faccio parte, ma se fossi solo un ascoltatore sarei felice di trovare un punto di riferimento su news uscite ed eventi inerenti a questo mondo.

A differenza di molti altri producer “integralisti” della strumentale tu produci anche diverse tracce per svariati MC, su tutti ovviamente i tuoi Sangue Mostro, ma abbiamo apprezzato anche le produzioni per Pepp-Oh o per Morfuco&Tonico…
Come cambia il tuo approccio al beat a seconda della destinazione che avrà? C’è qualche artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Amo Considerare questa cosa delle strumentali come se fossimo degli artigiani dell’ atmosfera o mood designerz se ti suona meglio, quindi per ogni persona mi piace percepire un atmosfera unica. Molte persone fanno questo tipo di paragone con un vestito ma paragonare un beat ad un vestito  è limitante e secondo me anche inopportuno, proprio per le specifiche. Un beat  è un insieme di sapori, suoni e visioni, che leggi e scrivi , non che indossi e poi ti togli. Amo pensare di costruire una scena di un film , o un film stesso,  questo il mio approccio quando produco per qualcuno,  come se stessi disegnando tutta la scena del finale di un film , per il protagonista, quindi un qualcosa che lo valorizzi, che lo enfatizzi, che sia risolutivo e al contempo introduttivo di un nuovo mondo un po come farebbe JJ Abrams
Mi Piacerebbe Lavorare Con Diversi Artisti , e per fortuna Grazie alla Forza, con Alcuni di Loro Ci Sto Riuscendo 🙂

 

Siamo giunti alla fine della nostra chiacchierata… Se dovessi salutarci con una citazione di “Star Wars”?

Voglio in primis ringraziare Beatzcat e salutare Tutti i Lettori, devo dire che  stato bello egualmente fare sia l’ intervistato che l intervistatore e questo perchè le domande sono state interessanti e piene di spunti di discussione…
Non mi resta che darvi appuntamento domenica al Boudoir di Napoli centro per festeggiare “Seasons” tutti insieme, e se proprio volete una bella Star Wars quote di chiusura vi lascio con un classico del maestro Jedi più potente di tutti i tempi:

Grande guerriero? Guerra non fa nessuno grande. (Yoda)

Un Abbraccio Sodo Sodo 🙂

Intervista a cura di BeatZcat Staff.

Dirton “Mellow Project”

Tra i nomi da tenere d’ occhio nel favoloso mondo del beatmaking campano c’ è sicuramente Dirton, producer di Pompei dal suono fresco e vario.
Lo abbiamo intercettato in occasione del suo nuovo Ep “Mellow Project”, che ovviamente vi consigliamo di ascoltare ad alto volume.

<<Allora… inizio dicendo che questa ultima release è stata volutamente realizzata con delle componenti hip hop e con campionamenti da dischi di musica tribale africana, influenzati dai miei ultimi ascolti come Fela Kuti, Clap Clap! Henry Wu, Al Dobson Jr e altri della label Rhythm Section.E’ uscita quasi senza preavviso, senza promo e nient’altro, questo sempre in modo voluto. Venendo da un background molto più elettronico e techno/sperimentale, ma avendo avuto sempre una forte passione per tutta la black music e l’hip hop fin da piccolissimo, è da qualche anno ormai che cerco di miscelare tutte (o quasi) le mie influenze passate e presenti (sperando di riuscirci) nelle mie produzioni e “Mellow Project” è stato, ripeto, volutamente “più hip hop”, come un tributo ai miei primi ascolti. Un grande grazie ai ragazzi di BeatZcat e alla loro stupenda iniziativa.>>

In bocca al lupo a Dirton per i suoi progetti futuri.

 

WhatsAbstract: Brianoize and his “Girl”

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Brianoize è un giovane producer di Torre Annunziata (una piccola città piena di sabbia, come egli stesso l’ ha definita). Poco più di un anno fa pubblica “You Are Blue“, il suo primo lavoro che cattura l’attenzione di molti appassionati di beats e musica elettronica dal mood più chill out.

Noi lo conosciamo bene, ma in occasione della pubblicazione di “GIRL”, il suo secondo album uscito il 24 febbraio per l’ etichetta Panorama Musique, abbiamo deciso di fargli qualche domanda, per incuriosire ancora di più sia chi già lo segue, sia quelli che ancora devono decidersi a cliccare “play” quando trovano nella propria home page i suoi brani condivisi… E poi perchè dobbiamo dirlo: è anche grazie ad artisti e persone come Bruno che abbiamo deciso di unire le forze per tirare su il nostro blog, per rappresentare il fermento musicale che ci avvolge negli ultimi anni.

Sin dai tuoi esordi su Soundcloud, hai mostrato una grande abilità nella produzione e nel comunicare col linguaggio sonoro, suscitando, oltre che ammirazione, una certa curiosità tra i tuoi followers (per la serie “da dove è uscito questo”?!!)…
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e dovessi presentarti con le parole, invece, come ti descriveresti?

 

Ciao! Innanzitutto grazie per queste parole.

Ti dico sin da subito che a volte è proprio la curiosità di chi ascolta la mia musica che tiene su una serie di elementi che mi spingono a ingranare dei meccanismi che mi portano verso nuove direzioni, perchè io penso che sia il contatto con loro che incentiva la mia creatività su moltissime composizioni. Tengo moltissimo a chi ascolta la mia musica, in particolare a chi la “interpreta” e la fa sua. Io sono solo il risultato di tutti i miei interessi, delle mie passioni mischiate, legate alle sonorità, alla ricerca e alla voglia di scrivere una storia, di dire qualcosa. Mi piace sempre dire che la musica è il mezzo che mi sono scelto attraverso il quale riesco a comunicare delle cose che a parole non riuscirei a spiegare. In particolare c’è una cosa che “mi frega” di base ed è anche un po’ un timore, il “Non Ricordare”. Il più delle volte mi trovo ad ascoltare dei dischi, a cercare un sample, suonare i miei sintetizzatori e a trovare il sound, il giro di note, quella sequenza che esprima al meglio quello che ho in testa e quindi a provare a mettere in comunicazione quei momenti, quei pensieri fino a farli sincronizzare a tutto quello che riesco a tirar fuori generando suono: è il mio modo di fissare i ricordi.

Ho sempre messo davanti alle parole per descrivere la mia musica la musica stessa, e ancora oggi vorrei dirti che lì dentro c’è tutto quello che ho da dire e quello che mi chiedi di spiegarti nella maniera più pura e autentica possibile, e spero di poter incanalare sempre queste energie in quella direzione lì.

 

Il posto da cui provieni (bello paesaggisticamente e importante storicamente, ma difficile come tutte le realtà della provincia partenopea) influenza la tua produzione musicale oppure usi la musica anche per evadere dalla realtà che ti circonda?

 

Sicuramente il posto in cui vivo mi regala una serie di emozioni continue che si collocano nel positivo e nel negativo del vivere quotidiano e del “subire” un po’ quella che è l’influenza e l’energia di questi posti e dei paesaggi. Posso dire per certo che di base si prova sempre un po’ di nostalgia a starci lontano dal proprio “posto”, lontano dal mio finestrone sul mare un poco ci soffro, ma me la vivo comunque in maniera creativa, per me anche questo tramuta in un episodio da raccontare, è anche questo un evento che fa pressione sul piano emotivo, quindi credo di poter rispondere di SI. Si è sempre legati alla propria terra innatamente e innatamente se ne abbracciano tutti i lati positivi e negativi. Evado da qui e stacco quando ne ho bisogno, sopratutto con la musica e non soltanto con la mia, ma poi ritorno, specialmente per merito o per causa dei legami con dei posti o delle persone.

Il mondo dell’ hip hop campano e nazionale spesso sembra assestarsi su livelli musicalmente mediocri o comunque molto distanti dalla tua attitudine e dalla evoluzione musicale e culturale che una fetta di hip hop rappresenta… Tu come ti rapporti alla scena? Ti senti comunque vicino alla comunità hip hop locale?

 

Che bella domanda. Mi viene subito da pensare al legame che ho avuto con l’hip hop sin dai primi approcci musicali da ragazzino. L’hip hop è stato sicuramente estremamente formativo per me e ha influenzato gran parte della mia visione della musica oggi, ma non solo. Mi piace pensare all’hip hop come una delle influenze caratterizzanti, che mi è servita a capire molte cose, che mi ha iniziato verso il “rispetto” di una cultura che si porta addosso delle grosse responsabilità. Non è la prima volta che mi si accosta all’hip hop e alla parola “beatmaker” ad esempio, e ti dico che non mi dispiace affatto questa cosa perché la sento molto mia dato che probabilmente è da li che vengo e ne vado molto fiero. Negli ultimi anni ho avuto anche la possibilità di scoprire moltissime realtà che stanno dietro la musica elettronica, le sperimentazioni, l’interesse per le nuove tecnologie e gli studi di musica elettroacustica che mi hanno formato moltissimo sul piano della composizione tramite una grossa voglia di ricerca, una sete di sapere, che mi hanno quindi permesso di INTEGRARE le influenze precedentemente acquisite con alcune per me nuovissime, consentendomi oggi di avere la possibilità di potermi esprimere tramite questo centrifugato di culture che mi hanno formato tantissimo con una musica che sento molto “personale”.

Con questo voglio dire che mi sento molto vicino alla cultura hip hop locale perché la sento ancora molto vicina anche se sono sempre in cerca di nuovi stimoli che non la cancellino mai, bensì la accompagnino e mi conducano insieme ad essa verso nuove direzioni portandomela sempre dietro.

 

 

Fin’ ora ti sei fatto conoscere grazie a progetti esclusivamente strumentali, ma se dovessi pensare a delle parole sui tuoi beat, con quale emcee o singer ti piacerebbe collaborare?

 

Fino ad oggi tutte le mie composizioni le ho sempre pensate strumentali e finalizzate per essere come sono. Sono convintissimo che la voce sia un ulteriore strumento che si porta dietro tutta una serie di elementi che risultano “ben chiari”, è un mezzo direttissimo di comunicazione contestualizzato nella musica e infatti io cerco sempre di inserire l’elemento vocale all’interno dei miei brani, appunto per riuscire ad essere incisivo su un determinato discorso che sto sviluppando “strumentalmente” tramite la ricerca di campioni vocali che vanno dal più sottile e sussurrato “close up whispering” a frammenti vocali registrati con i recorder portatili o tagliati da qualche scena di film che amo particolarmente, per entrare nel discorso in maniera più diretta, come dicevo prima.

Al momento non stavo pensando proprio a degli MC, forse più a dei cantati inseriti in alcuni punti e sempre trattati e stressati, come adoro di solito lavorare le voci nei pezzi, magari pitchati/trasposti e un po’ in secondo piano, ma non ancora pensati come protagonisti della composizione. Magari più avanti potrebbe succedere qualcosa sul piano della collaborazione con qualcuno, è sicuramente un’esperienza che voglio provare.

 

Dopo aver autoprodotto “You are blue” sei passato all’ etichetta pescarese Panorama Musique. Come è avvenuto questo incontro e che vantaggi pensi che un musicista underground possa ottenere dall’aiuto di una net label?

E’ successo tutto abbastanza velocemente: dopo aver terminato tutto il lavoro per il disco, completo di mastering, grafiche e stampe in copie fisiche fatte a mano ho scritto pochi giorni dopo ad Andrea Distefano, il “label owner” (persona che stimo moltissimo per il suo punto di vista creativo nei confronti dell’etichetta e per il suo modo di vedere le cose in generale), per farglielo ascoltare dato che seguivo la label e il loro modo molto autentico e carico di  passione di porsi con il pubblico. Andrea ha ascoltato immediatamente tutto il disco e mi ha subito comunicato di esserne rimasto colpito accogliendomi nella “Family”. E’ la mia prima esperienza con una Label ma credo di poter riuscire a dire che il tutto funziona in maniera differente dal solito, tutto viene vissuto come una grande famiglia, c’è moltissima complicità, ci scambiamo idee, consigli, molta musica e c’è una gran voglia di realizzare e di crescere e credo che gran parte dei vantaggi siano proprio questi qui, come il mettersi in contatto con moltissime persone che la pensano al tuo stesso modo e di imparare moltissimo l’uno dall’altro in ogni campo e la possibilità di offrire la tua musica a chi ha voglia di ascoltarla attraverso questi canali e connessioni che si creano tra tutti gli artisti, i ragazzi che ci lavorano e ci credono e il pubblico.

 

 

La musica elettronica strumentale viaggia molto via web, ed è sul web che spesso si conoscono tra loro artisti, manager e fan…

Credi che il web possa sostituire il “guardarsi negli occhi”, oppure c’è bisogno sempre di un contatto umano, anche al fine di nutrirsi a vicenda di emozioni ed esperienze ?

Ma assolutamente si! come dicevo prima essere in contatto è “fondamentale”, conoscersi e comunicare guardandosi negli occhi poi genera tutto un altro tipo di rapporto nei confronti di chi ti è vicino dal punto di vista emotivo e artistico nel senso stretto inteso come voler parlare apertamente delle cose che hai necessità di “buttare fuori”. Stringersi la mano, abbracciarsi ai live, mettere le mani sui dischi e suonare insieme è un aspetto che non va assolutamente dimenticato, anzi, va sviluppato e messo in cantiere per accrescerne le possibilità che questo si verifichi parecchio più assiduamente. la musica la facciamo prima col nostro corpo, viene fuori dalle nostre mani che si posano sugli strumenti ed è tutto “contatto”. L’aria che si respira ai concerti è quella probabilmente più vera e reale che sta dietro a tutto il supporto e quello che ci scriviamo dietro uno schermo perché dal vivo oltre al tuo computer, i dischi e gli strumenti porti te stesso, nella maniera più aperta e autentica possibile di condivisione davanti a chi assimila insieme a te tutte le vibrazioni della tua musica e tutti nello stesso identico istante.

 

“GIRL” è un piccolo album, tecnicamente molto curato, che trasmette diverse emozioni, e il tema principale sembra essere proprio l’ amore… Si può secondo te paragonare l’amore per una donna all’ amore per la musica e per l’ arte? 

Ma io penso che venga tutto da lì, no? anche amarsi è un’arte, è comunque un legame tra espressione e condivisone. Io me la vivo sempre così, in maniera molto intensa e descrittiva dal punto di vista emotivo e l’amore ne è sicuramente protagonista. Girl però non vuole essere un disco d’amore come ho già detto, vuole essere un disco di ricordi, l’ho pensato come 8 fotografie che ho ben fissate nella mia mente, ho voluto definirlo un’  allucinazione vivida di un passato trascorso, un  “audiolibro” dove tra le righe rappresentate dai suoni, i piani sonori e i frammenti vocali si potesse ricostruire quello che stava succedendo in quell’istante, in quell’evento, come per far prendere vita a delle immagini, fotogrammi che non riuscivo a cancellare e che volevo rimanessero sempre lì, il più possibile vive nei ricordi miei e suoi.

Ho provato un po’ ad esorcizzare quel discorso del “Non Ricordare” dove a volte si tende a un “non voler ricordare autoindotto” , il più delle volte per non soffrire di quel passato trascorso, quando poi basterebbe prendersi del tempo per pensare a quelle immagini come dei momenti trascorsi che, nel bene e nel male, fanno parte di te e ti hanno reso quello che sei oggi.

Me la vivo in maniera molto spirituale, avevo qualcosa da dire e l’ho incanalato qui dentro quest’album a cui tengo molto e sono felice che il messaggio stia passando e che qualcuno abbia voglia di ascoltarlo e farlo suo, interpretarlo anche in base alle sue di esperienze personali.

 

Visto che i tuoi lavori “mandano a rota” ci viene d’ obbligo chiederti: a quando la prossima release?

Io aspetto sempre che le cose succedano. Ogni volta che sentirò il bisogno di dire qualcosa ho capito che questo è il modo che preferisco per farlo e non vedo l’ora di poterlo condividere con tutti. Grazie infinite davvero per tutto questo.

Intervista a cura di Vincenzo Pelliccia.