EXCLUSIVE: BeatZcat Ent. “Roundhay Garden Tape “

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Dopo la pubblicazione del primo beat tape dal titolo “Beatzcat Beat Tape Vol. 0” è la volta di “Roundhay Garden Tape”. Si tratta di un album “open source” a tema cinematografico a cui tutti i producer iscritti al nostro gruppo facebook “BeatZcat Ent Community” hanno avuto possibilità di partecipare.
Il risultato è stato davvero sorprendente e c’è stata la partecipazione di 27 producer provenienti da tutta Italia.

Ecco i nomi dei musicisti presenti in “Roundhay Garden Tape”:
Emshi, Eks, Bonbooze, Brianoize, Odeeno, Alsogood, Yambù, Sonakine, Dirton, NuBourbon, Skunk’n’Funk, BreakStarr, Sodo Studio, thegodfatherExperience, LahyeNa, El Paskante, Jαyl Urόbοrος Iken, Cefro, Bigga, Jαyl Urόbοrος, Gheto Soffittaman, Fano, Spreco, Blob, Scissor, Pain e Oluwong.

Il 28 maggio, presso il Boudoir Club, si terrà la presentazione ufficiale del tape, con tanti ospiti e tanta buona musica.

Non ci resta che augurarvi Buon Ascolto!

Beatzcat Staff

INTERVISTA: Res Nullius “Voci Dai Mondi”

Di recente seguiamo con molto interesse le uscite proposte dalla net-label Hashetic Front Records, a nostro parere sinonimo di qualità ed originalità nell’ ambito dell’ Hip Hop Italiano più d’ avanguardia.

Dopo i lavori di Sodostudio e Dj El D, l’ etichetta bergamasca si spinge un po’ più in là, producendo “Voci dai Mondi”, doppio album (in versione rap e strumentale) del beatmaker e rapper milanese Res Nullius, già memebro del team di producer “Crazeology” in coppia con Weirdo, già conosciuto ed apprezzato in tutta Italia grazie alle sue produzioni sempre originali e ben curate ed ora anche grazie al suo flow ed alle sue liriche mai banali.

Abbiamo approfittato di questa uscita per scambiare due chiacchiere con Matteo, classe ’85, una persona sincera e con le idee ben chiare…

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Parlaci di te, chi è Matteo e come nasce Res Nullius?

 

Per rispondere a questa domanda dovrei scrivere la mia autobiografia, ma semplificando posso dire che mi è sempre piaciuto disegnare sin da piccolo. Durante l’adolescenza questa passione si è evoluta nei graffiti e nella grafica. Parallelamente iniziò a nascere in me l’interesse per la produzione musicale e le rime che mi ha portato prima a realizzare un disco da beatmaker e successivamente un disco da MC prodotto interamente da me, di cui ho curato anche la grafica.

 

 

Nel 2011 hai esordito, in coppia con Weirdo, con l’album “Crazeology”, che fu molto apprezzato in Italia ed all’ estero. Cosa è cambiato da allora?

 

È cambiato tutto come è normale che sia dopo 5 anni. Onestamente non saprei rispondere in modo specifico a questa domanda…

 

 

 

Prediligi un sound che spesso in Italia viene definito come “classic”, ma è comunque evidente una ricerca maniacale per i sample ed un originalità fuori dal comune. C’è qualcosa in particolare che ti piace campionare? Quali sono gli artisti del passato che ti ispirano particolarmente?

 

Mi piace campionare tutto ciò che non risulta banale, anche se a volte dalle cose semplici tiro fuori robe complesse. Non ho preferenze, faccio molta ricerca e mi piace sperimentare, ma ormai mi sono arreso al fatto che la gente mi abbia etichettato come quello che ha il suono classico pur non avendolo.

 

 

 

…Mentre quali sono gli artisti contemporanei, musicisti, beatmaker ed emcee, che senti più vicini e che più influenzano il tuo sound?

 

Ormai non ascolto più da anni la musica contemporanea, cerco di farla.

 

 

C’è chi produce bella musica con un set up minimale e chi invece pensa sia indispensabile investire sulle apparecchiature audio. A quale delle due scuole di pensiero appartieni?

 

Crazeology l’ho fatto con un pc e due casse marce da 50€. Logicamente avere un buon ascolto è fondamentale per ottenere un risultato finale migliore, ma bisogna anche saper usare le attrezzature altrimenti è come girare con un abito costoso, ma non avere i soldi.

 

 

Ti sei fatto conoscere ed apprezzare in tutta Italia (e non solo) principalmente come beatmaker, eppure hai sorpreso un po’ tutti dimostrando gran dimestichezza con la scrittura, trattando argomenti importanti e “di coscienza”. Da quanto tempo ti dedichi anche al rap, oltre che alla produzione di beat?

 

Le prime cose le ho scritte e registrate intorno al 2003/04, ma poi ho abbandonato la cosa per dedicarmi esclusivamente alla produzione di beat. Ho ripreso a scrivere e registrare una decina di anni dopo, intorno al 2013.

 

Qual è secondo te la differenza nel collaborare con artisti stranieri, come nel caso del progetto Crazeology, e artisti italiani, come, nel caso di “Voci dai Mondi”, con Jack the Smoker?

 

Nel primo caso viene a mancare il rapporto umano diretto, quello che deriva dal lavoro faccia a faccia con gli artisti. La lingua non ha facilitato le cose. Far capire la propria personalità scrivendo in inglese non è cosa facile. Nel secondo caso invece è tutto più facile e spontaneo, si conosce di persona l’artista e si capisce anche il livello di affinità umana che intercorre.

 

 

 

Come nasce, invece, la collaborazione con Hashetic Front Records? Di chi è stata l’idea (a nostro avviso molto azzeccata) di pubblicare “Voci dai Mondi” anche in versione strumentale?

 

La collaborazione è nata intorno ad un anno e mezzo fa. Sono stato contattato da ZReticuli su Soundcloud. Mi fece i complimenti dopo aver visto il video della traccia che ho prodotto per il disco di Hyst “Non mi tengo niente” e da lì iniziammo a sentirci fin quando non decisero di supportare l’iniziativa del contest che stavo preparando #16BarreXResNullius. L’idea del beat tape di “Voci dai mondi” è stata loro. Mi hanno proposto di fare la versione strumentale del disco e ho accettato.

 

Il disco è un concept album e le tematiche abbastanza “impegnative”. Solitamente il beatmaker viene visto come quello che sta dietro le quinte e non sempre si espone; nel tuo caso, invece, sembra sia maturata in te una forte esigenza comunicativa…

 

Si, avevo voglia di dire la mia e così ho fatto. Fare un disco solista è sempre stato uno dei miei sogni e dato che non stavo lavorando ad altri progetti mi è sembrato il momento adatto per farlo.

 

 

Pensi che, visti i tempi che stiamo vivendo, sia fondamentale cercare di dare un messaggio importante agli ascoltatori, soprattutto più giovani? Come ti rapporti ad una scena musicale che sembra spesso premiare artisti decisamente meno “impegnati”?

 

No, non penso che i giovani vogliano fare la fatica di capire certi discorsi e a volte non sono proprio in grado di capirli. Sono i genitori a doverli educare, non di certo io con la musica. I giovani cercano “modelli” per crescere, e di solito li trovano in quello in cui si rispecchiano. Spero di non rispecchiare la mentalità di un quindicenne, visto che sono un po’ più cresciuto.

Come mi rapporto? Non mi rapporto. Siamo mondi diversi. Ognuno ha il suo spazio. Per piacere alla massa devi appiattirti, io non ci riesco. Non voglio piacere agli altri per quello che non sono, mi sentirei stupido.

 

 

 

In “Lavora, consuma…” si sente l’influenza di un sound decisamente più unquantized, nonostante le tue produzioni, pur essendo creativamente parlando una spanna sopra molti prodotti nazionali, suonino abbastanza “dritte”. Ti senti comunque anche ispirato dal sound di influenza dilliana? C’è qualcuno tra i producer più “visionari” che segui particolarmente?

 

Quella non è l’unica produzione dal gusto unquantized. Anche “la Megamacchina” e “Logiche dell’alveare” lo sono. Forse non sono dilliane, ma a loro modo sono unquantized. Per evitare di essere troppo influenzato o rischiare di copiare non sto seguendo nessuno in particolare. Sono uno di quelli che ancora ci tiene ad avere un’identità musicale, specialmente in questo periodo in cui mi sembra di sentire sempre le stesse cose.

 

Il mix e il master di “Voci dai Mondi” è stato affidato a Bassi Maestro, che, grazie alle sue competenze, sicuramente ha contribuito alla riuscita di ogni singolo brano. Ti affidi sempre a dei professionisti per i tuoi lavori o ti capita di curare tu stesso i tuoi prodotti dall’ inizio alla fine?

 

Non avendo una preparazione “accademica” sul mixaggio, preferisco affidarmi a dei professionisti, ma spesso mi ritrovo a mixare da solo le tracce che produco e registro. Molti miei beat strumentali che si possono trovare in giro sono mixati da me. Per i progetti ufficiali invece mi affido ai professionisti.

 

Sulla tua esperienza, quale consiglio, tecnico e non, ti senti di dare ai producer più giovani?

 

L’unica cosa che posso consigliare è di ascoltare la musica con dei monitor decenti, e di allenare l’orecchio ascoltando buona musica. Quello fa la differenza.

 

Domanda di rito: progetti futuri?

 

Per ora sto scrivendo e registrando strofe. Quando ne avrò raccolte a sufficienza magari pubblicherò un mixtape. Nel frattempo se mi viene da scrivere pezzi più impegnati li metterò via per progetti più ufficiali.

Intervista a cura di BeatZcat Staff.

 

Iken “Through the woodlands”

A sei mesi di distanza da “Squares”, il suo ultimo ep, torna Iken, producer dell’ area nord di Napoli, tra i più fresh del momento.

Con questo suo ultimo lavoro definisce ancora di più il suo stile, tra hip hop ed idm, e la ballabilità di alcuni brani unita alla cura del suono lo rende un prodotto apprezzabile dagli appassionati di musica elettronica a 360 gradi.

Ecco il concept raccontato con le parole del protagonista:

A questo giro il tema è la natura.
Ho voluto dare una mia rappresentazione degli aspetti più essenziali della vita riflessa nella sua natura più selvaggia.
Il sound è prevalentemente elettronico: ho realizzato questo EP con rumori ed effetti ottenuti da una combinazione di campionamenti da vinile e synth.

L’album è ascoltabile gratuitamente dalla pagina bandcamp e acquistabile, per chi volesse supportare l’artista, a soli 3 euro.

by BeatZcat Staff.