ILLA J all’ ombra del Vesuvio: intervista esclusiva a cura di Sodo Studio (Feb. 2016)

Lo Possiamo Dire?  Noi Pensiamo Che La vita è Bella poiché da tanti anni che abbiamo visto nascere crescere ed evolversi un movimento culturale in una città troppe volte (anche nel mondo artistico) bistrattata e ingiustamente messa al margine.

Dopo più di 20 anni, attraverso una serie di artisti ma non solo, attraverso un processo di cambiamento effettivo della percezione delle arti stesse, oggi Napoli vive un vero e proprio momento di maturità e rinascita artistica nella quale i sogni sembrano essere più vicini, quasi realtà.

Questa è la sensazione che ho io Enzo\Cenzou\Sodo Studio che a questo giro parlerò in prima persona cercando licenza ai fratelli del resto della redazione di BeatZcat, perché il momento è solenne, è mercoledì, è l una di notte e, fra qualche ora, arriverà Illa J a Napoli e mi sembra un sogno e in più  lo intervisterò e quindi non ve ne dico proprio…

Cercherò di radunare un momento le idee e di organizzare il cuore per essere all altezza del compito….

Let’s Go! (cit)

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Ciao John Per Noi è un Onore e un immenso Piacere Averti Qui a suonare e specialmente per me averti qua a casa…

Iniziamo con qualcosa di leggero e confidenziale: conoscevi già l italia , in particolare Napoli? Qualche Storia, esperienza, leggende ?

Purtroppo no, questo è il mio primo viaggio a Napoli , sono già stato qui in Italia, già a Roma, Milano, ma a Napoli è la mia primissima volta.

Parlaci di come si evoluto sia come suono che liricamente il tuo percorso artistico da “Yancey Boys”, il tuo esordio, fino al disco “Illa J”, fuori per Bastard Records.

Allora per me il primo album è stato come ero, molto emozionato registrando il disco, stavo imparando molte cose sia sulla struttura, sull’ arrangiamento, sul mettere insieme le cose e allora cercai di lasciare andare le cose il flow, l’energia e proprio per queste ragioni  in un certo modo è un disco unico, proprio perché era una specie di nuovo mondo per me, lavorando con gli Slum (Village) con Frank (‘n Dunk) ho imparato molto sulla costruzione delle tracce, e il tempo che ne è intercorso mi ha dato la possibilità di crescere, mentre sul disco con Bastard Jazz ho lavorato interamente con i Potatoheadz, dei fratelli, e mi sono divertito moltissimo. L l’ho visto molto come una specie di rintroduzione, come un rilancio, questo è ciò che rappresento e che esprimo nella musica. Puoi sempre cercare e scoprire la tua voce dove potrà portarti, adesso sono molto più’ a mio agio e sicuro di dove può’ portarmi la mia voce, ogni disco è un po’ un ripartire da capo, parti dal fatto che prima di essere un rapper, io mi sento un cantante; nei miei dischi, c’è tanto rap,  ma ovviamente ci sono tantissimi cantati, e sul disco mi sono divertito molto, ma prossimamente ci saranno molti più’ pezzi cantati.. Ad esempio in “Universe” trovi rap e cantato, ed è una mia esigenza quella di spaziare, oppure trovi del g funk con strippers, oppure del jazz, per me la registrazione è un momento per catturare le vibrazioni. Sono un musicista, amo la musica, prendi Prince, per lui non puoi pensare a una categoria o a un genere , è semplicemente Prince… E anche io vorrei cercare un approccio del genere, dove non puoi mai sapere cosa puoi aspettarti… mi piace avere una sorta di gusto eclettico rispetto al mio modo di comporre o concepire la musica.

Diciamo che nel disco con Bastard Jazz è come se fosse uscito la mia parte destra del cervello, e in quello dopo la mia sinistra, come una sorta di Yin e Yang, ed è stato bellissimo e pazzesco lavorare ad entrambi i dischi per motivi diversissimi, entrambi significano moltissimo per me, per come riesco a esprimere il potenziale nella musica in vie del tutto diverse ma alla fine complementari, cosi come fu come nel primo album con Delicious Vinyl, che saluto, quindi potrei riassumere dicendo che è una continua ricerca di dove mi porta la mia voce, e una volta che la trovo , ci gioco e vedrò dove mi porterà nei passaggi successivi.

A Napoli amiamo molto il tuo approccio morbido e confidenziale, ma ovviamente non abbiamo potuto notare che nell’ album “Sunset Boulevard” hai voluto alzare l’ asticella del tuo flow, delle liriche. E’ stato un processo naturale, o ti sei sentito che semplicemente era tempo di dimostrare qualcosa?

(John inizia a ridere molto compiaciuto per questa domanda)

Anche qui come rispetto al discorso del cantato, ero alla ricerca di me, del mio flow, dopo che sul primo disco avevo ricevuto molte critiche proprio rispetto alle liriche, che molti non avevano soddisfatto abbastanza, ad altri non erano piaciute,e ho iniziato a lavorarci su , dicendomi che potevo fare di meglio. Quindi l’ ep, l’ album, il mixtape con gli Slum, sono stati vari passi  per raffinare questo processo e grazie ai loro consigli, dove mi spronavano continuamente a fare di meglio, ho avuto la possibilità di crescere.

Gli Slums mi hanno spinto molto affinché crescessi e mi migliorassi, nel corso del tempo ed ho avuto modo di lavorare molto sulle mie skillz e portarle a un livello superiore di scrittura e di esecuzione e su “Sunset Boulevard” volevo dare qualcosa in più’ (e lo abbiamo notato ho aggiunto io) e dimostrare di poter essere un mc degno di rispetto e considerazione e per me è pazzesco che ve ne siate accorti, è bellissimo quando metti un’ emozione o uno stato d’ animo nella musica e le persone come voi fino a Napoli riescono a coglierlo esattamente nel segno.

Le produzioni del tuo nuovo album hanno un sapore del tutto unico, a nostro avviso totalmente in target con un certo tipo di modo al quale ci hai abituato, ma allo stesso tempo con un qualcosa di unico. Ci parli un po’ dei Potato Head People, e di come è nato e si sviluppa il vostro modo di lavorare?

Allora, Frank ha fatto un pezzo con loro qualche anno fa, credo nel 2014, ed è stato quando mi sono trasferito a Montreal,  lì ho iniziato a lavorare con Nick (Nicky Wisdom) e lì Frank mi disse: “hey tu dovresti lavorare con lui, o con Kayatranada“. Nick è di Vancouver, quindi è venuto a Montreal  e abbiamo iniziato a buttare giù delle cose, che dopo un mese sono diventate più definite e in quel momento ho rivoluzionato molto il mio processo di scrittura, che si è evoluto in modo naturale insieme all’ evoluzione delle strumentali. Poi sono state aggiunte varie parti strumentali , sugli scheletri, è stato davvero bello e unico, che ritornando al mio discorso di scoperta e ricerca che ti facevo prima, è stato un processo naturale e complesso allo stesso tempo, magico.

Sappiamo del tuo essere polistrumentista, mc, cantante e producer, qui a napoli in questo periodo ci sono tantissimi ragazzi giovani che stanno incominciando ad avvicinarsi a questa cosa di fare i beat e cercare di trovare realizzazione personale attraverso l arte… Che tipo di consigli , ti senti di dare a tantissimi giovani ragazzi napoletani che ovviamente vedono in te e nella tua Legacy (e in loro mi ci metto anche io ) una specie di Bibbia?

Come prima cosa, mettiti al lavoro e lavora duro, lavora sodo! Io ho iniziato con mio fratello (J Dilla) e la cosa principale che mi ha sempre detto è di lavorare.

Mi ha insegnato sin da subito quest’ attitudine, lavorare e continuare a lavorare ancora,  nella mia famiglia grazie a mio fratello, mia madre, mio padre, mia sorella, la musica è stato sempre un fatto abbastanza naturale, ma è il lavorare duro ciò che ti fa raggiungere il livello successivo, e grazie a questo, anzi è proprio questo amore, che ti fa amare come suona qualcosa, e vuoi sentirlo suonare sempre meglio, e allora ci continui a lavorare su e può’ essere infinito, quando viene dal tuo cuore, da dentro al’l anima

Il primo ingrediente è che se fai una musica, devi ovviamente amarla, ed è il primo passo di questo viaggio turbolento nella musica, e nell’ eventuale successo e questo può diventare anche un elemento che ti dà forza. Quando ci sono delle avversità tu puoi comunque contare su questo amore , questa passione che ti fa superare gli ostacoli e può essere un altra interessante chiave di lettura… in pratica  “fallo perché lo ami” mettici il cuore, abbi fiducia, credici ,ed è principalmente questo, quello che veramente puoi fare e per quanto tu possa metterci del tempo, nel “mestiere” alla lunga qualcosa sicuramente si manifesterà. Quello che intendo dire, non focalizzarti sull’ effetto, come i trofei, i premi, i soldi, le macchine… Si certo potrebbe succedere, ma concentrati sul lavoro, sul mestiere, quanto più fai questo e la musica migliora, più può cambiare tutto. Ad esempio anche quando mio fratello finalmente ha avuto successo, si certo aveva una bella macchina, ma la prima cosa per lui è stata fare uno studio ancora più incredibile, per fare un lavoro sempre migliore, perché in fondo i tuoi soldi eventuali, vengono da li, dalla tua musica, dalla qualità della tua musica continua a ricercare, , non preoccuparti della parte economica, continua la ricerca, quella viene prima di tutto.

Molti di loro pensano prima ai soldi e poi inevitabilmente si distraggono dalla musica, perdendo il focus sulla cosa principale. mentre se continui nel modo giusto, prima o poi diranno, “hey cazzo, quello ha della musica fortissima”, e tu starai finalmente costruendo un qualcosa di unico. E non è dato che tutti ci mettano lo stesso tempo, ad alcuni prima ad altri più tardi… Non puoi paragonarti ad un altro, ognuno è diverso, ognuno ha un destino differente, magari hai visto qualcuno della tua stessa crew fare il successo e tu sei ancora fermo, non devi fermarti, devi continuare a spingere, se ami ciò che fai davvero, devi continuare a farlo a prescindere.

Un altra parte importante è che è musica, ma è anche music-business, quindi impara anche il business, o trova un amico che ami entrambi gli aspetti , fate squadra e non sottovalutare l’ aspetto del business.

Che so, Kendrick ha il tre che è un team capisci ? Quindi sono importanti entrambi gli aspetti, la musica, ed il business….

A noi non interessa molto di tutta la questione e del hating che ogni tanto leggiamo sulla tua persona, a Napoli siamo abituati a sentire la musica, nel senso di “feel the music, had perceptions about it, not only hearing”, e partendo da qui, per noi di Napoli, anche se tu ti chiamavi John Doe ( equivalente americano di Mario Rossi) non avrebbe fatto alcuna differenza, perché ti ripeto, noi amiamo la musica e l anima, detto questo, la domanda su Dilla è: Com’ era Dilla come Maestro? In che modo tu senti che ti ha aiutato, parlandoti in maniera forte, o lasciandoti fare i tuoi errori? La domanda era: come lui ti passava gli “insegnamenti” e quindi come secondo gli insegnamenti darebbero passati…

Ok, mio fratello mi ha insegnato, e ricordo è stata una delle prime tra virgolette lezioni importanti che mi ha dato, dicendomi: se vuoi imparare qualcosa, insegna tu a te stesso, poiché tu hai tutti gli strumenti per poterlo fare, e in particolare nella musica, devi scoprire quello che è il tuo stile. che è la cosa più importante. Ricercare l’originalità, poiché tutti noi abbiamo una voce unica, ed anche la voce può cambiare e crescere. Considera che il nostro corpo è parte dello strumento… è fondamentale scoprire la propria voce.

Questa è stata forse la lezione più’ importante che ho appreso da mio fratello, ad esempio puoi avere libri, puoi vedere le cose, i tutorial su YouTube, quello che vuoi, tutti gli strumenti oggi esistono, sta a te scoprire il tuo stile, la tua unicità…

Metti impegno nel lavoro per scoprire il tuo suono, il tuo mestiere, il tuo timbro.

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Personalmente trovo fantastica, l’ idea di concepire un pezzo come “Air Sign” , ovviamente io che sono Bilancia mi sento fortemente coinvolto… E in più pensa che qui a Napoli… siamo abituati a dire “Stamm Sott o Ciel”, e ho trovato tantissime similitudini in questa concezione un po “esoterica” diciamo. Parlacene se ti va…

La canzone “Air signs” è definitivamente , un qualcosa che mi rappresenta interiormente, mi riporta anche molto alla mia famiglia, a mia sorella che è dei gemelli, mio fratello era aquario ed io sono della bilancia, anche mio padre è bilancia ora che mi ci fai pensare, mia madre invece è vergine… ho imparato molto in questo tipo di scrittura, da mia sorella che per dei versi è un po’ una poetessa e la sua influenza portò anche me a scrivere una specie di poesie, e quando glieli feci leggere lei mi fece notare che più che poesie, sembravano delle canzoni vere e proprie, suonavano molto etiche a sua detta, ma avevano più delle fattezze da canzoni. e da li iniziai a scrivere più canzoni e più rap, mi stimolo’ molto…

Mentre da mio fratello ho acquisito una sorta di magia, come sapete lui aveva un modo swing unico  e per dei versi probabilmente abbiamo un qualcosa anche dell’ acquario che ci accomuna, per dei versi, per il tipo di connessione che ci lega, ci siamo sentiti spesso come gemelli sebbene nati in momenti diversi, cosi come la ritmica alla James Brown,che invece viene da nostro padre. Ti dirò che ci sono cose che ricalcano questo tipo di metafore anche nel nuovo lavoro, in una traccia parlo della luna di come la percepisco. Tornado a “Air signs” è una specie di mix delle varie influenze dei vari membri della mia famiglia, ed è simpatico che anche la mia ex ragazza era acquario perché ritorna anche qui questa componente, so che devo continuare questa sorta di magia di famiglia, anche perché sono il più giovane e anche se spesso quando ero a scuola ero distratto da molte cose. è venuto un tempo in cui ho realizzato che dovevo semplicemente continuare a far andare avanti questa magia, che era sempre stata propria della nostra famiglia, e in sintesi “Air signs” è un mix di queste influenze.

Il tuo trasferimento a Montreal, ha aperto una nuova era della tua produzione artistica ci parli di come hai maturato questa decisione, e del tuo rapporto con tutta la scena artistica , canadese, oltre i già citati Potatoheadz, abbiamo ascoltato e conosciuto per la prima volta, nomi come Noo Bap, KayTranada, conoscevamo già Moka Only. C‘è qualche altra realtà di cui ci vuoi parlare, del territorio canadese? In particolare a Napoli abbiamo un fortissimo rapporto con il producer Elaquent, che se non conosci , ti consigliamo.

Li ci sono tantissimi Producer e rapper fortissimi, Kayatranada è un super super produttore ad esempio, i gia citati Potato Head People, fortissimi. Poi Noo Bap, Pomo Beatz… Mi son trasferito a Montreal perché la mia ragazza vive lì, ci sono stato un paio di volte ed ho trovato un energia fortissima, e ho deciso di trasferirmici, e lei tra le altre cose attualmente è diventata la mia manager, e davvero ti dico, non avevo idea che laggiù potesse essere cosi. Tornando allo zodiaco, la mia ragazza è ariete e mi spinge molto, per ogni cosa dice “vai vai vai !!!!”. Tra le altre ho avuto la possibilità di registrare in degli studi bellissimi, è stata un esperienza che sicuramente mi ha dato moltissimo sia come contatti, che proprio come musica. Infatti ho avuto modo  id relazionarmi anche con tanti musicisti che hanno suonato strumenti live nelle produzioni , portando la musica su un livello ancora maggiore. Ho fatto tante cose molto forti con i ragazzi del Breakglass Studio a cui mando un saluto, abbiamo aperto sicuramente delle connessioni con tanti artisti che saranno durature e proficue , musicisti, cantanti, con i quali stiamo facendo e faremo tantissime produzioni, ho avuto modo di passare a una serata che fanno a Montreal, dove c è un gruppo che suona basi rap con strumentali, e abbiamo avuto modo di fare cose insieme molto interessanti. Da li ho ripreso a studiare anche la tastiera, che mi da spesso la possibilità di accompagnarmi nei miei live… insomma delle super good vibes , a prescindere dai generi, e dalle etichette!

E’ solo un pochino più fredda di Detroit, nevica più spesso, però c’è la metro che a Detroit non c’ è e quindi è più semplice muoversi e fare le cose con più tranquillità e meno stress,

Nel disco comunque c’è moltissimo il clima di Montreal, ad esempio spesso io e Nicky ci fermavamo a mangiare il bagel in un posto e poi andavamo in studio. Questo sapore lo abbiamo messo, lo senti…

Quindi il bagel per te è un po come il nuovo donut ????

Ehehehehehehe  un pochino si…

Che Musica Ascolta Illa J ?

Che ti dirò , io ascolto davvero di tutto, sono proprio onnivoro, potrei dirti piuttosto cosa ascolto in questo periodo, perché ovviamente aggiorno di continuo la mia playlist ascolto Rhianna, l’ ultimo disco è fantastico, Tame n Power, ovviamente ascolto Kendrick Lamar, Pharrell, e per ora mi fermo perché ti farei troppi nomi…

C’è un artista col quale non hai ancora collaborato, che ti ispira o che semplicemente vorresti lavararci insieme?

Si , il cantante dei Llttle Dragon, e probabilmente Rhianna

Noi Napoletani, in quanto popolo del mediterraneo siamo stati dominati da vari popoli, tra i quali i Greci, dai quali abbiamo appreso l’ arte del ospitalità, e per questo motivo per noi è importante lasciare al nostro ospite qualche regalo per ricordarsi dei bei momenti che abbiamo passato insieme, ed è una cosa che oggi vedrai più’ volte, quindi non essere sorpreso se oggi ti sembrerà il tuo compleanno… visto che sei a casa di un Napoletano 100% , devi sapere che a Napoli C’è Stato un Genio Assoluto della Musica Mondiale, chiamato Pino Daniele,  ed era di questo quartiere…..

Un vero innovatore della Musica Italiana, che ha suonato con i migliori , come Pat Metheney, Herie Hancock, Chick Corea, Clapton and many many more. Vorrei trovare un  nome per farti capire il suono e volevo comprarti un solo disco, magari un gratest hits, ma non sarebbe stato sufficiente per fornirti una visione d’ insieme sulla sua musica.  Allora ti ho regalato i suoi 3 dischi vecchi che secondo me sono tra i più rilevanti della sua carriera, e siccome sei a casa mia , mi sono permesso di aggiungere il mio primo vinile del 1996 e un paio di cappellini ricordo. Dopo questa premessa, la domanda vera e propria: che sensazione ti da Napoli ?

Ti dirò, in molte cose dell’ architettura, per dei versi mi ha riportato alla mente la Grecia, ma ha una vibrazione totalmente differente, molto bella rilassata, unica. C’ è sicuramente una connessione con la Grecia, ma ovviamente è marginale, qui c’ è un accoglienza totalmente unica.

Siamo davvero felici che tu sia qui con noi…

Sappiamo che stasera sarà una notte fanatastica, e speriamo tutti che al tuo ritorno a casa porterai un po’ dell’ amore napoletano nei tuoi ricordi, lì fuori tutti i ragazzi del nostro blog saranno alle stelle per la tua presenza e per il fatto che adesso Illa J sa che A Napoli c’ è quel tipo di amore musicale che lui porta e che Napoli lo ha già adottato, come sua terza casa dopo Detroit e Montreal…

E se ti service ulna base in europa , Nales is the place 2 be! 🙂

E se ti fa piacere fare un saluto ai ragazzi di Beatzcat…

 

Foto: Stefania Di Gioia.

 

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INTERVISTA: Herrera “Buongiorno Ep”

Da tempo conosciamo Herrera principalmente come DJ e beatmaker. Ci colpirono le sue produzioni per i Sangue Mostro, il singolo “Tiemp Luntan”, con quel suo sound nostalgico e fresco insieme… Ci prese bene  quel suo stile “classico”, ma molto eclettico, ricercato nel sampling, da maniaco del crate-digging. Ma il producer pisano non smette di sorprenderci e lo scorso 7 giugno pubblica “Buongiorno”, ep uscito per la sua Medicine Records composto da 10 tracce da lui interamente prodotte e che lo vedono ritornare anche nelle vesti di rapper. I suoni sono caldi ed il flow rilassato, un disco che è già entrato  a far parte della colonna sonora di questa nostra estate di musica…
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Quando hai iniziato e come hai scelto questo nome?
Mi sono avvicinato a questa cultura nei primi  90, ho iniziato come DJ esattamente nel 96, avevo voglia di farmi conoscere, mi allenavo ogni giorno per ore. Partecipai a qualche gara tra cui l’ITF del 99 dove venni buttato fuori ai quarti da Yaner, ritrovarsi in quelle situazioni per un 15enne  era incredibile, la musica mi aveva fatto conoscere persone e posti nuovi, questo fattore mi ha sempre dato la carica per continuare . Il nome Herrera me lo sono ritrovato a causa di alcuni miei avi Messicani e quindi già da bambino per tutti ero Herrera.
Attualmente com’è la scena nella tua città?
La scena nella mia città è molto viva abbiamo tantissimi dj, writer, ottimi mc, producer e ballerini. Ci sono un sacco di eventi dove puoi sentire ottima musica.
Eventi storici come il Panico Totale hanno lasciato un bel segno per quel che riguarda la cultura Hip Hop.
Vorremmo saperne di più del tuo passaggio da beatmaker ad MC…
 Anche se mi sono concentrato di più sul djing e sulla produzione ho sempre scritto le mie rime e fatto freestyle, mi è venuto naturale mettere insieme le due cose.

 

Il fatto di essere un beatmaker, un esploratore del tempo musicale, ha in qualche modo influenzato il tuo flow? 

Parecchio, io infatti cerco di utilizzare la mia voce come uno strumento, chiaramente chi si è sempre e solo cimentato sulle rime è uno scalino più in alto, io però ho il valore aggiunto che nei miei pezzi mi sono occupato di tutti gli aspetti, dalla produzione al rap al mixaggio.
Da diversi anni collabori con la scena napoletana ed hai prodotto alcune  hit per il super-gruppo dei Sangue Mostro. Parlaci di questa collaborazione…
Qualche anno fa partecipai all’IDA nel settore dedicato ai beat maker, in quella occasione conobbi OluWong e 2Phast e tra di noi ci fu subito simpatia e stima.
Furono loro a parlare delle mie produzioni a Cenzou, che in seguito mi ha contattato per eseguire dei beats per il disco dei Sangue Mostro, per me è stato un onore, anche adesso stiamo facendo delle cose insieme abbiamo un pezzo  costruito su un sample di un artista storico napoletano che parla di un quartiere storico di napoli il tutto choppato a modo mio e con il flow mitico del signor Cenzou, non vedo l’ora di farvelo sentire.
Il tuo è un sound fresco, sicuramente di influenza newyorkese e dilliana, ma sempre ricercato e raffinato. A parte i tuoi ascolti, c’è qualcos’altro che influenza il tuo suono? Come scegli i tuoi sample?
Sono sempre in cerca di dischi di qualsiasi genere, spinto dalla curiosità e dalla voglia di conoscere cose nuove. Non ho delle regole precise nello scegliere i sample se mi trasmette qualcosa provo ad usarlo. Molto spesso se un pezzo o anche un artista mi piacciono particolarmente mi incaponisco a volerlo usare per forza anche se non c’è molto da catturare. Il mio suono è influenzato dai miei ascolti e dalla roba con cui son cresciuto.
In “sugar” oltre alla alla presenza di Sounshine, troviamo il featuring di FFiume, sicuramente uno dei personaggi più importanti del panorama  hip hop italiano…
Come nasce questa collaborazione?
Sono un fan di FFiume da sempre, abbiamo amici in comune, non so come le nostre strade si sono incontrate, ma ci siamo ritrovati a fare chiaccherate di ore e ore sulla musica e non solo. Avevo un testo che mi ha fatto pensare a lui. Tutto qui.
In tutto l’ep si respira un aria positiva, un po’ come se la musica rappresentasse un’ oasi di pace in un mondo sempre più ostile, una cura ai mali del nostro tempo…
Avete fatto centro, la mia piccola label privata infatti si chiama Medicine Records appunto perchè per me la musica è questo, una cosa che mi fa stare bene e che mi cura da tutto il male che c’è la fuori.
Nell’ ultima traccia, Giovine Italia, emerge la critica alla scena italiana, specialmente all’ approccio che hanno i più giovani alla faccenda del rap… Ora che sembra tutto così “sputtanato”, in cosa credi posa consistere l’ ancora di salvezza dell’ hip hop italiano?
Se dovessi indicarci uno o più artisti, emcee e beatmaker, tra i più giovani, che secondo te meritano di essere seguiti, chi indicheresti?
Si, c’è tutta quella roba da classifica ma non ci trovo niente di stimolante per me, l’ancora di salvezza è andare avanti per la propria strada cercando sempre di guardare oltre e di approfondire il più possibile.
Ce ne sono tantissimi da seguire, meglio parlare di scene e luoghi.  HHabitat e la scena fiorentina passando per Napoli, Roma. Ho visto un sacco di producer fortissimi al contest di NextOne. Milano ovviamente è una super piazza, seguo molto anche artisti Siciliani che sono fortissimi sia nelle produzioni che nelle liriche.
Come saprai, noi di BeatZcat Ent siamo dei fan del lato più astratto e “malato” del beatmaking, e sappiamo bene che in Italia l’ input principale per un certo tipo di sperimentazione in ambito hip hop strumentale viene dalla Toscabstract..
Cosa ne pensi di questa scena e quali artisti, italiani ed internazionali segui di più?
Si la Toscana è abbastanza trasversale,  mi ascolto tutto anche per capire cosa succede in giro. Mi torna difficile farvi un elenco di nomi perchè ce ne stanno veramente troppi. Uno dei miei idoli in italia e Lugi mi piacerebbe tantissimo fare dei beats per lui. Anche per l’estero idem dalla California alla East, tutto. Dalla DITC alle robe più ecclettiche. Da Kaytranada alle cose più classiche.
C’ è qualcos altro che vorresti aggiungere alla nostra chiacchierata?
 Ringraziarvi per lo spazio concesso e ringraziare tutte le persone che credono in me che mi seguono e mi spronano a dare sempre il meglio, verso autunno sarò fuori con altre cose nuove…
Intervista a cura di BeatZcat Staff

WhatsAbstract: SODOSTUDIO “Seasons”

In occasione dell’ uscita di “Seasons”, il suo quinto album strumentale uscito per Hashetic Front, abbiamo fatto quattro chiacchiere con SODOSTUDIO, alias Speaker Cenzoù, già colonna portante del rap italiano degli anni novanta, duemila e duemiladieci, nonchè artista di spicco della beat scene nazionale e, non ultimo, nostro “guru”, ideatore e collaboratore.

Buona lettura e buon ascolto!

A proposito di “stagioni”, questa primavera, musicalmente parlando, sembra iniziata nel migliore dei modi per te…

Ogni stagione, con i suoi profumi ed i suoi sapori, può evocare emozioni e stati d’ animo diversi e, forse, per un musicista il susseguirsi di esse può essere determinante per la propria produzione artistica. Tu da quale stagione ti senti più ispirato e rappresentato?

Sicuramente posso dirti che il susseguirsi delle stagioni, in quanto tempo, già offre sicuramente un paio di miliardi di suggestioni differenti, difatti “Seasons”, più che sulle 4 stagioni climatiche, si può definire un’ antologia di una serie di stagioni di una vita intera, difatti a me che sono l’ autore , sentendolo, suona molto come una sintesi abbastanza fedele di quello che è il mio percorso fino a oggi come roducer\beatmaker; difatti dentro ci ritrovo ogni sfumatura di tutto il vastissimo mondo di cui si compongono le mie influenze musicali.
Se proprio dovessi dirti una stagione che mi affascina come colore e sapore direi  l’ autunno , perchè nella nostalgia dell’ estate passata , e nella consapevolezza dell’ inverno che è alle porte, dentro di se ha la speranza che quand’ ascimm for sarà primavera, anche se sarebbe meglio non divagare in tullismi, ma credo che il concetto sia chiaro 🙂

Se con “SODOTAPE” hai racchiuso in un mixtape quella che è stata la prima parte della tua produzione da beatmaker, con “Antipasto Ep” ci hai dato un assaggio di quello che sarebbe stato il mood del futuro più prossimo, con “Deep fried anthology” ci hai presentato un sound ancora più croccante ed articolato, mentre con “Brazilian Follies” ci hai stupito con un tocco esotico. “Seasons” sembra invece rappresentare il giusto equilibrio tra l’ estate e l’ inverno, tra l’ordine ed il kaos, tra la ricerca armonica ed il “glitch”…

Si, come ti ho inconsapevolmente anticipato , credo anche io che “Seasons” rappresenti una giusta ricetta fra le mie influenze, le mie ricerche musicali, anche gli stimoli che posso avere da film, serie Tv, Libri, opere d’ arte, tutto quello che mi circonda…
lo vivo come una fonte continua di ispirazione, questa cosa l’ ho sempre avuta da piccolo, e mi è stata trasmessa da mio Padre, una persona intelligentissima che ha sempre stimolato la mia curiosità e la mia voglia di sperimentare, a tal punto che una volta da bambino pur di farmi riuscire a comprendere la natura di un procedimento,  è stato così determinato da comprarmi 3 volte il piccolo chimico,
2 delle quali ho fatto saltare in aria tutto ferendo anche la nonna, ma alla terza ci riuscii e capii la sua grande lezione sulla determinazione.
Da quello ne ho dedotto che dovevo applicare quest assoluta open sourcing mentale a tutto il mio processo creativo ed eccomi qui a mischiare zombi, soul, Star Wars, Sora Lella, Luciano De Crescnezo, Napoli, Detroit, Berlino, New York, Los Angeles, Rio de Janeiro e San Gaetano, conditi da Aphex Twin, Neomelodico, e Squarepusher che ha mangiato i funghi e vede J Dilla :)Se aggiungi Enzo Avitabile e tutti i miei fratelli e sorelle che non ci sono più credo che hai una panoramica abbastanza totale del suono che ho cercato di rappresentare in questo lavoro.

Da tanti anni ormai sei all’ unanimità riconosciuto come un grande comunicatore, soprattutto per le tue doti liriche.
Riesci ad esprimere le stesse cose che esprimere te stesso in egual modo anche attraverso la creazione di brani esclusivamente strumentali?

Non ancora, ma ci sto lavorando, anche grazie all’ uso, come i più affezionati già sapranno, di vari dialoghi o frammenti di voci da contestualizzare per comunicare , quello mi affascina molto, ed  una cosa che ho imparato dalle battle dei dj, dove screcciavano varie frasi per sfidarsi, e ho fatto mio questo codice, per usarlo un po come voce narrante o in alcuni casi, come epilogo come nel caso di “Napoli Romantica” in quel caso , ma anche in altri, sono riuscito a sentirmi in egual modo comunicativo che con le liriche. Ma  è un percorso più lungo e difficoltoso,
bisogna nascere con una certa predisposizione, ma chiamiamolo col suo nome, con un certo talento, e poi anche studiare non solo lo strumento , anche te stesso, che  il tuo primo strumento comunicativo, una volta presa consapevolezza di queste cose , basta applicare il metro, alla forma che hai scelto in quel momento… In teoria sembrerebbe facilissimo, ma non lo  è per niente, io sto studiando molto, ma una cosa la so: una volta che ho trovato la chiave giusta, sarà quella per aprire tutte le porte comunicative, quindi le forme saranno solo un mezzo, per veicolare il concetto o l’ emozione che vogliamo amplificare, ad ogni modo vorrei riuscire a comunicare anche col pensiero, pensa se non voglio studiare per comunicare in tutte le forme 🙂 Quello che posso dirti però,  che ho intenzione di lavorare anche con degli attori\attrici per estendere questo concetto della voce narrante a qualcosa di più vivo e interattivo , credo fermamente che il beatmaking sia una forma d’ arte così duttile, dalle forme di contaminazione e di art-crossing pressochè infinite 🙂

Provieni dal centro antico, dal cuore pulsante di Napoli, città famosa anche per il suo folklore e per la vivacità dei suoi abitanti. E a noi sembra che traspaia attraverso i tuoi beat, miscelata ad una buona dose di jazz e funk, tutta la tua
veracità, come se il tuo stile di chopping, lo swing e gli accordi che usi, in un certo senso incarnassero l’ anima di Napoli…

Ti ringrazio molto per questa considerazione , perchè mi gratifica molto del tipo di sapore che voglio comunicare con la mia musica, ma non solo, in un certo senso, ti rispondi da solo anche alla domanda precedente, perchè partendo dal fatto che io desidero proprio comunicare quel sapore, quell ‘odore, dei miei vicoli , delle mie pietre, mi confermi che riesco perfettamente nel restituirti quella visuale,
e in più aggiungici che mi sento pienamente discendente dal suono della napoli degli anni 70\80 di Pino Daniele, di Enzo Avitabile, Di Mario Musella,
mi sento figlio di questa tradizione, mischiata con tremila altre cose di cui mi sono nutrito e che mi hanno reso l’artista, ma sopratutto la persona che sono, e quindi si, ho l’ esigenza di fare della musica che parli della mia emotività, che spesso si sviluppa, si snocciola e trae ispirazione dal centro storico, e quindi mi piace pensare che se ascoltando Premier senti New York, Alchemist Los Angeles, Elaquent il Canada, Sodo Studio Napoli Centro Storico.

Nel documentario “Semp Samples” parli del beatmaking come di una “pazzia lungimirante”, nel senso che un beatmaker ascoltando un brano riesce ad abbozzare già nella propria testa un’ idea di beat. Tu riesci sempre a rimanere fedele all’ idea iniziale oppure ti capita anche di stravolgerla completamente?

Posso dirti che prima di essere chiuso un beat può subire anche un miliardo di modifiche e anche apparentemente rilevantissime, ma quello che  il mood di quella pazzia lungimirante di cui parlo in “Semp Samples” quello resta, anche perchè  lui stesso ad indicarmi le strade da percorrere per arrivare alla sua stessa uscita,
come se si suonasse da solo, o meglio, come dice mio fratello Francesco Villani, io sono suonato (da più punti di vista) dal beat che attraverso me si autosuona e decide quanto vuole essere quantizzato, quanto swingato, se gradisce un moog, piuttosto che un korg 🙂 Io sto là, gremo ed eseguo il volere della Forza 🙂

 

Per il brano “The Un A Wookie”, contenuto nel tuo ultimo album, hai realizzato un videoclip utilizzando scene cinematografiche estratte da “Star Wars”. Pensi possa essere stimolante per un beatmaker fondere la propria con altre arti, moderne come puo’ essere il videomaking più all’ avanguardia, o anche con una tradizione più antica come la poesia e il teatro? Potrebbe essere questa una nuova frontiera per i beatmaker?

Come già ti ho spoilerato un po’ prima assolutamente si! Poesia, teatro, pittura , scultura , danza, cinema, possono interagire perfettamente con la musica. Il beatmaking  è Musica e quindi da tale può fare pressochè quello che vuole.

Nonostante la tua propensione a cercare sempre il sample più fresco, sembra che tu ti stia concentrando ancor più sull’ uso dei sintetizzatori. Attualmente com’ è composto il tuo set-up e quale strumento ti sta facendo “VIAGGIARE” di più?

Ho l sp 404 , ho il mac con cui campiono ma ripasso spesso nel mio mixer analogico, ho un moog, 4 korg grandi, 3 piccoli, ho un talkbox, ho il giradischi e i dischi, ho le casse, 2 mpd, a breve prendo un reinassance, ma credetemi senza un suono in testa prima di tutto questo potevo avere anche il quadruplo delle cose, non sarebbe cambiato nulla. Ho avuto in dono la capacità di tradurre emozioni in altre forme,
il resto sono solo mezzi.

Ultimamente l’ interesse verso l’Hip Hop strumentale e i generi affini sta crescendo notevolmente e siamo sempre più sorpresi da quanti nuovi talenti stanno emergendo dalla nostra terra. Cosa ti piace della beat scene italiana e c’è qualche artista che ultimamente ti ha colpito particolarmente? Cosa manca (se manca) al nostro paese per poter essere all’ altezza di altre realtà internazionali?

Mi piace dell’ Italia una cosa: che sono tutti amici perchè non ci sta ancora il soldino in mezzo. Sarà curioso vedere se col soldino questa cosa sarà uguale oppure no. Mi piace che a differenza del hip hop dei ’90,  meno una setta a inviti, il movimento del beatmaking è più per artisti hippie un po freakkettoni che da soldati e missionari, e questo già mi piace di più, o meglio, lo sento un fatto nel quale mi ci identifico di più e nel quale posso essere me stesso. Non lo dico con critica, mi sembra solo un movimento di persone più allegre e quindi già per questo mi sento più a casa.
Cosa manca ? Na cos ‘e sord, come sempre 🙂 Nel senso di persone che investono sulla cosa dando visibilità e permettendo la diffusione dei dischi, degli eventi e delle serate in genere , degli sponsor attenti a quello che succede nel sottobosco , e che ci puntano e valorizzano Anche se non amo la loro bevanda , non posso negare quanto ad esempio Redbull sia attenta a questo fermento, organizzando a livello planetario eventi e workshop interessantissimi proprio in ambito di beatmaking e affini.
Rispetto ai nomi basta seguire BeatZcat, che è solitamente puntuale e sul pezzo con uscite fresche e retrospettive, e non perchè ne faccio parte, ma se fossi solo un ascoltatore sarei felice di trovare un punto di riferimento su news uscite ed eventi inerenti a questo mondo.

A differenza di molti altri producer “integralisti” della strumentale tu produci anche diverse tracce per svariati MC, su tutti ovviamente i tuoi Sangue Mostro, ma abbiamo apprezzato anche le produzioni per Pepp-Oh o per Morfuco&Tonico…
Come cambia il tuo approccio al beat a seconda della destinazione che avrà? C’è qualche artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Amo Considerare questa cosa delle strumentali come se fossimo degli artigiani dell’ atmosfera o mood designerz se ti suona meglio, quindi per ogni persona mi piace percepire un atmosfera unica. Molte persone fanno questo tipo di paragone con un vestito ma paragonare un beat ad un vestito  è limitante e secondo me anche inopportuno, proprio per le specifiche. Un beat  è un insieme di sapori, suoni e visioni, che leggi e scrivi , non che indossi e poi ti togli. Amo pensare di costruire una scena di un film , o un film stesso,  questo il mio approccio quando produco per qualcuno,  come se stessi disegnando tutta la scena del finale di un film , per il protagonista, quindi un qualcosa che lo valorizzi, che lo enfatizzi, che sia risolutivo e al contempo introduttivo di un nuovo mondo un po come farebbe JJ Abrams
Mi Piacerebbe Lavorare Con Diversi Artisti , e per fortuna Grazie alla Forza, con Alcuni di Loro Ci Sto Riuscendo 🙂

 

Siamo giunti alla fine della nostra chiacchierata… Se dovessi salutarci con una citazione di “Star Wars”?

Voglio in primis ringraziare Beatzcat e salutare Tutti i Lettori, devo dire che  stato bello egualmente fare sia l’ intervistato che l intervistatore e questo perchè le domande sono state interessanti e piene di spunti di discussione…
Non mi resta che darvi appuntamento domenica al Boudoir di Napoli centro per festeggiare “Seasons” tutti insieme, e se proprio volete una bella Star Wars quote di chiusura vi lascio con un classico del maestro Jedi più potente di tutti i tempi:

Grande guerriero? Guerra non fa nessuno grande. (Yoda)

Un Abbraccio Sodo Sodo 🙂

Intervista a cura di BeatZcat Staff.

WhatsAbstract: HLMNSRA

ra

Prima di parlare con  lui, vorremmo fare una premessa sul suo suono, che, secondo noi, incarna uno spirito e un influenza ben radicata in un certo tipo di Hip Hop, ma che al suo interno include, abbraccia e poi litiga squantizzando con mille suggestioni e influenze musicali diverse che hanno comunque come denominatore il suono grasso e caldo del ventre di una metropoli. Ed è da li che parte la storia di Ra, HLMNSRA, in una metropoli europea, mentre quella di Raimondo ha radici più lontane geograficamente, nel profondo sud dell’ Italia, ad Agrigento, salendo passa per Bologna e, come anticipato, poi Londra. Un viaggio che ci regala musicalmente molteplici paesaggi dal finestrino, e ci fa passare attraverso una vastissima gamma di emozioni differenti ,come una serie televisiva dai molteplici spin-off, che si incastrano gli uni con gli altri alterando la timeline cronologica, e creando dei fantastici “paradossi” come li definirebbe Doc in Ritorno al Futuro, capaci di portarci di volta in volta in una sfumatura che non avevamo ancora apprezzato.

BC: Ciao Ra ,  come andiamo? A Napoli stiamo forti con te e la tua musica. La prima domanda è quanto e come è cambiato il tuo suono ed il tuo percorso, dagli esordi sul Soundcloud (Untidy Tiles), a Stay Here, passando ovviamente per Drafts (che vogliamo considerare una tappa intermedia) e qual è il suono che oggi ti fa pensare <<minchia che ha combinato questo ??!!!>>

Ra: Ciao raga. Il mio suono e la sua evoluzione penso sia fortemente legata alle mie molteplici influenze delle quali non parlerò adesso, anche se avevo già scritto tutto qui senza aver letto la terza domanda, quindi approfitterò lì, ed  in questo calderone cerco di attingere ogni volta al fine di tentare (e non sempre riuscire) una continua evoluzione (aka aspettatevi di tutto da questo uaglione).

Per quanto riguarda le influenze 2015, direi di certo questa corrente trap-melodica alla Sam Gellaitry, Oshi, Esta e, nell’ultimo periodo, anche il filone trap drill, ma la vuotezza dei testi di questo tipo di rap mi fa disgustare dopo un po’. Nonostante ciò, sono le strumentali che mi catturano e mi fanno continuare (impressione momentanea che durerà fino all’accettazione del fatto che in fondo sono un tamarro).

Inoltre, ho la fortuna di avere degli amici forti in UK, fortissimi ed innovativi, specialmente la mia ballotta Fly High Society, quindi Teebs, SertOne, Iglooghost, TreBore, Monto, Bolts ma anche per il fatto che la gente con cui passo la maggior parte del mio tempo libero sono kings come Railster e Butti.

Ah, grazie dei props

Vi amo anch’io.

 

BC: come ti dicevo, per noi di BeatZcat sei molto più’ che conosciuto, ma magari per una parte dei nostri lettori che è attenta  soltanto ai i prodotti “locali”vorremmo che ti raccontassi un po’, sia musicalmente , sia per quanto riguarda le tue influenze…

Ra: E’ il rap che ha riempito sostanzialmente la mia vita dalla tenera età di 10 anni. Lo studio della chitarra e le influenze metal / hardrock dell’unico che in famiglia faceva musica, mio cugino, ex-bassista, l’adolescenza ed il contatto con la musica elettronica, il punk, lo ska, i rave parties, il reggae ed il dub etc.

Ho iniziato a provare a produrre facendo robe molto confuse, quasi drone, campionavo i primi mp3 che avevo, ero al liceo e nel frattempo suonavo part time in un bel po di bands scrausissime, suonando chitarra e basso.

Poi ho iniziato a conoscere il mondo dell’elettronica italiana, partendo dai vostri 99 posse, il gruppo che ho ascoltato di più penso dai 16 ai 18 anni, poi ho approfondito sui progetti di Marco Messina (genio assoluto) e quindi necessariamente il dub.

Ho prodotto dub e beats rap, poi, da allora, il resto é ‘io ora’.

BC: Per Noi Che siamo prevalentemente Napoli-Based, è un po un must , ma ovviamente per chi come te vive una dimensione cittadina differente , la risposta a questa domanda ha chiaramente un altro valore, quanto il posto dove sei influenza la tua creatività, ti stimola, o ti è indifferente e potresti stare ovunque ?

Ra: Onesto, sono meteoropatico da morire, quindi pressoché molto fa il clima più che la città in se.

Quindi ad Agrigento faccio cose super allegre, a Bologna nel periodo universitario mi faceva fare cose nebbiose e Londra pezzi grigi o soleggiati, poi subito grigi o soleggiati, poi nebbiosi grigi e poi soleggiati, di nuovo poi bui, notte.

Poi onesto pt.2, a Londra, se non vivi con la musica non hai troppo tempo per farla, penso mi inspirerebbe più un posto meno frenetico, nonostante raga, di ispirazione ne ho tanta sempre.

BC: Ci piace con te , ragazzo del Sud, giocare con un detto che c’ è dalle nostre parti, trasponendolo un po’ nella musica e nella produzione in generale: si dice a Napoli “E Fierr Nun Fann O’ Mast”, che in sintesi vuol dire per chi non lo avesse inteso che non sono gli attrezzi a fare il mastro… da ciò abbiamo pensato, quanto il set up tecnico è importante , specie come consiglio che ti puoi sentire di dare a producer giovani? Con cosa produci ora, e qual è il tuo set up ideale?

Ra: Il mio setup ideale sarebbe un tavolo in legno con ombrellone, il laptop, un controller midi, una mini scheda audio, un iphone, la 404, cuffie.

Il mio setup ideale pragmatico e realista sarebbe tipo come sopra con un mega computer, una buona scheda audio, un mixer, e poi boh aspettate tutti, potrei elencare tutti gli strumenti del mondo.

Il mio reale approccio, da persona che non riesce comunque a riempire il frigo con la musica, é meglio che sia semplice e funzionale, che mi permetta di catturare il flusso creativo senza girare troppo.

Il computer ed i mille vst mi permettono di fare tanto, almeno a livello compositivo.

BC: Sebbene Frank Zappa in un suo noto aforisma recitava che <<parlare di musica è come ballare di architettura>>, se dovessi “spiegare” la tua musica , tipo quando chiedono cosa ha voluto dire l’autore e robe così, come la tradurresti a parole?

Ra: Flusso di coscienza, quindi casuale, random. Sono spesso bravo ad autoconvincermi che ci sta dietro qualcosa forse, o forse c’é proprio.

La storia l’ha sempre fatta la circostanza in cui ho fatto le cose ma non avevo provato a lanciare un messaggio vero e proprio. Forse ora con IAMRA, voglio dimostrare che voglio bosseggiare come Gue Pequeno.

 

 

BC:  Parole su beat , tipo quali artisti , rappers o cantanti con i quali non hai collaborato, ti piacerebbe sentire su una tua strumentale, se non anche strumentisti , o musicisti in generale, e su questo ovviamente chi ascolti, se ascolti , chi ti piace anche non ipotizzando un featuring?

Ra: In primis persone con cui sono realmente amico, non tipo Facebook <<ciao bro>>. A Stokka & Buddy non capisco ancora perché non gli ho mai rotto le scatole a manetta per anni…

Poi ti dico combo dream-team... (prepariamo sto mixtape?!??!?!)

Combo Francesco Paura, Clementino, Speaker Cenzou e RocMarciano.

Gué Pequeno con Salmo ed Action Bronson.

Noyz Narcos con i Fratelli Quintale ed Evidence.

 

BC: Mentre in merito ai beat ci parli un po di Beat.it, la tua esperienza e come sta oggi la situazione del movimento italiano degli “Amici del Beat”?

 

Ra: In Beat.it non ho fatto altro che inventare il concept della combo. Poi vabbé, come dicevo, essendo amico di Railster, creatore del tutto e di Rroundhere che ha curato il progetto grafico, sono stato più o meno coinvolto, quindi felicissimo di tutto.

La scena italiana spacca ed il mondo lo vedrà nella sua interezza presto, ne sono sicuro.

 

BC: Ti va di approfondire sia il concetto di Drafts in sè, che del tuo album che il suono del titolo  per ovvi motivi ci riporta alla mente Ruff Druft?

Ra: Sono solo beats che stagnavano in una cartella, era l’inizio di un progetto che non voglio più portare a termine in quanto molto negativo di base.

Volevo liberare la mente.

 

BC: Qual ‘è la tua release preferita? Se c’è, per quale motivo? Affettivo, di mood, o di fotta per un upgrade delle skillz… Come beat singolo, collabo, o album… sai tipo il figlio preferito…

Ra: Ora e per sempre 2Day, “piezz e core. Penso sia quello che abbia fatto partire tutto il buzz dell’inizio. Fatto in un momento di vita pazzesco, ero molto felice.

BC: Hai già in testa il nuovo album? Hai robe pronte ?

Ra: Sto lavorando ad un bel po’ di roba. Pronta si, ma la rilascerò a caso, mentre lavoro a robe nuove costantemente.

Spero di riuscire poi a compiere il miracolo di Natale.

BC:  Dalle nostri parti abbiamo tutti la sensazione (ma forse in realtà è più una speranza) che tipo  “Beat Scene is The New Golden Age”.

Secondo te è solo un film nostro oppure ti senti di condividere e alimentare quest ottimistica previsione\augurio ?

 

Ra: Spero di no, nella mia ottica di Golden Age aka una generazione di persone che poi quando invecchiano devono fare i detentori della sapienza a discapito delle generazioni successive.

Poi viviamo in un mondo di ritorni di mode.

Diciamo che sto vedendo aspetti della beat scene evolversi in negativo già adesso.

BC: Stai forte sul beatmaking napoletano ? C’è qualcosa che ti piace ?

 

Ra: Forse non c’é uno che non mi piace mannaggia a voi! Poi rispetto tutta la scena elettronica, reggae/ska. Napoli é sempre stato per me uno dei centri nevralgici della sperimentazione artistica e della coscienza sociale.

 

BC: Intanto ti ringraziamo per la disponibilità,  ti salutiamo e chiudiamo con un classico, sei mai stato a Napoli , e ovviamente  quando vieni a suonare qui ?

 

Ra: A Napoli ci sono stato con i miei a tipo 12 anni e sono andato a posta in un negozio di dischi a comprare Corto Circuito ed Il bambino cattivo.

E suonare a Napoli, beh, quando mi invitate?

Ciao ragazzi, vi voglio bene.

Di seguito vi riportiamo l’ ultimo beat tape di HLMNSRA dal titolo “Drafts”, che ci è piaciuto un bel po’…

 

Intervista a cura di SODOSTUDIO