INTERVISTA: Herrera “Buongiorno Ep”

Da tempo conosciamo Herrera principalmente come DJ e beatmaker. Ci colpirono le sue produzioni per i Sangue Mostro, il singolo “Tiemp Luntan”, con quel suo sound nostalgico e fresco insieme… Ci prese bene  quel suo stile “classico”, ma molto eclettico, ricercato nel sampling, da maniaco del crate-digging. Ma il producer pisano non smette di sorprenderci e lo scorso 7 giugno pubblica “Buongiorno”, ep uscito per la sua Medicine Records composto da 10 tracce da lui interamente prodotte e che lo vedono ritornare anche nelle vesti di rapper. I suoni sono caldi ed il flow rilassato, un disco che è già entrato  a far parte della colonna sonora di questa nostra estate di musica…
herrera
Quando hai iniziato e come hai scelto questo nome?
Mi sono avvicinato a questa cultura nei primi  90, ho iniziato come DJ esattamente nel 96, avevo voglia di farmi conoscere, mi allenavo ogni giorno per ore. Partecipai a qualche gara tra cui l’ITF del 99 dove venni buttato fuori ai quarti da Yaner, ritrovarsi in quelle situazioni per un 15enne  era incredibile, la musica mi aveva fatto conoscere persone e posti nuovi, questo fattore mi ha sempre dato la carica per continuare . Il nome Herrera me lo sono ritrovato a causa di alcuni miei avi Messicani e quindi già da bambino per tutti ero Herrera.
Attualmente com’è la scena nella tua città?
La scena nella mia città è molto viva abbiamo tantissimi dj, writer, ottimi mc, producer e ballerini. Ci sono un sacco di eventi dove puoi sentire ottima musica.
Eventi storici come il Panico Totale hanno lasciato un bel segno per quel che riguarda la cultura Hip Hop.
Vorremmo saperne di più del tuo passaggio da beatmaker ad MC…
 Anche se mi sono concentrato di più sul djing e sulla produzione ho sempre scritto le mie rime e fatto freestyle, mi è venuto naturale mettere insieme le due cose.

 

Il fatto di essere un beatmaker, un esploratore del tempo musicale, ha in qualche modo influenzato il tuo flow? 

Parecchio, io infatti cerco di utilizzare la mia voce come uno strumento, chiaramente chi si è sempre e solo cimentato sulle rime è uno scalino più in alto, io però ho il valore aggiunto che nei miei pezzi mi sono occupato di tutti gli aspetti, dalla produzione al rap al mixaggio.
Da diversi anni collabori con la scena napoletana ed hai prodotto alcune  hit per il super-gruppo dei Sangue Mostro. Parlaci di questa collaborazione…
Qualche anno fa partecipai all’IDA nel settore dedicato ai beat maker, in quella occasione conobbi OluWong e 2Phast e tra di noi ci fu subito simpatia e stima.
Furono loro a parlare delle mie produzioni a Cenzou, che in seguito mi ha contattato per eseguire dei beats per il disco dei Sangue Mostro, per me è stato un onore, anche adesso stiamo facendo delle cose insieme abbiamo un pezzo  costruito su un sample di un artista storico napoletano che parla di un quartiere storico di napoli il tutto choppato a modo mio e con il flow mitico del signor Cenzou, non vedo l’ora di farvelo sentire.
Il tuo è un sound fresco, sicuramente di influenza newyorkese e dilliana, ma sempre ricercato e raffinato. A parte i tuoi ascolti, c’è qualcos’altro che influenza il tuo suono? Come scegli i tuoi sample?
Sono sempre in cerca di dischi di qualsiasi genere, spinto dalla curiosità e dalla voglia di conoscere cose nuove. Non ho delle regole precise nello scegliere i sample se mi trasmette qualcosa provo ad usarlo. Molto spesso se un pezzo o anche un artista mi piacciono particolarmente mi incaponisco a volerlo usare per forza anche se non c’è molto da catturare. Il mio suono è influenzato dai miei ascolti e dalla roba con cui son cresciuto.
In “sugar” oltre alla alla presenza di Sounshine, troviamo il featuring di FFiume, sicuramente uno dei personaggi più importanti del panorama  hip hop italiano…
Come nasce questa collaborazione?
Sono un fan di FFiume da sempre, abbiamo amici in comune, non so come le nostre strade si sono incontrate, ma ci siamo ritrovati a fare chiaccherate di ore e ore sulla musica e non solo. Avevo un testo che mi ha fatto pensare a lui. Tutto qui.
In tutto l’ep si respira un aria positiva, un po’ come se la musica rappresentasse un’ oasi di pace in un mondo sempre più ostile, una cura ai mali del nostro tempo…
Avete fatto centro, la mia piccola label privata infatti si chiama Medicine Records appunto perchè per me la musica è questo, una cosa che mi fa stare bene e che mi cura da tutto il male che c’è la fuori.
Nell’ ultima traccia, Giovine Italia, emerge la critica alla scena italiana, specialmente all’ approccio che hanno i più giovani alla faccenda del rap… Ora che sembra tutto così “sputtanato”, in cosa credi posa consistere l’ ancora di salvezza dell’ hip hop italiano?
Se dovessi indicarci uno o più artisti, emcee e beatmaker, tra i più giovani, che secondo te meritano di essere seguiti, chi indicheresti?
Si, c’è tutta quella roba da classifica ma non ci trovo niente di stimolante per me, l’ancora di salvezza è andare avanti per la propria strada cercando sempre di guardare oltre e di approfondire il più possibile.
Ce ne sono tantissimi da seguire, meglio parlare di scene e luoghi.  HHabitat e la scena fiorentina passando per Napoli, Roma. Ho visto un sacco di producer fortissimi al contest di NextOne. Milano ovviamente è una super piazza, seguo molto anche artisti Siciliani che sono fortissimi sia nelle produzioni che nelle liriche.
Come saprai, noi di BeatZcat Ent siamo dei fan del lato più astratto e “malato” del beatmaking, e sappiamo bene che in Italia l’ input principale per un certo tipo di sperimentazione in ambito hip hop strumentale viene dalla Toscabstract..
Cosa ne pensi di questa scena e quali artisti, italiani ed internazionali segui di più?
Si la Toscana è abbastanza trasversale,  mi ascolto tutto anche per capire cosa succede in giro. Mi torna difficile farvi un elenco di nomi perchè ce ne stanno veramente troppi. Uno dei miei idoli in italia e Lugi mi piacerebbe tantissimo fare dei beats per lui. Anche per l’estero idem dalla California alla East, tutto. Dalla DITC alle robe più ecclettiche. Da Kaytranada alle cose più classiche.
C’ è qualcos altro che vorresti aggiungere alla nostra chiacchierata?
 Ringraziarvi per lo spazio concesso e ringraziare tutte le persone che credono in me che mi seguono e mi spronano a dare sempre il meglio, verso autunno sarò fuori con altre cose nuove…
Intervista a cura di BeatZcat Staff

WhatsAbstract: SODOSTUDIO “Seasons”

In occasione dell’ uscita di “Seasons”, il suo quinto album strumentale uscito per Hashetic Front, abbiamo fatto quattro chiacchiere con SODOSTUDIO, alias Speaker Cenzoù, già colonna portante del rap italiano degli anni novanta, duemila e duemiladieci, nonchè artista di spicco della beat scene nazionale e, non ultimo, nostro “guru”, ideatore e collaboratore.

Buona lettura e buon ascolto!

A proposito di “stagioni”, questa primavera, musicalmente parlando, sembra iniziata nel migliore dei modi per te…

Ogni stagione, con i suoi profumi ed i suoi sapori, può evocare emozioni e stati d’ animo diversi e, forse, per un musicista il susseguirsi di esse può essere determinante per la propria produzione artistica. Tu da quale stagione ti senti più ispirato e rappresentato?

Sicuramente posso dirti che il susseguirsi delle stagioni, in quanto tempo, già offre sicuramente un paio di miliardi di suggestioni differenti, difatti “Seasons”, più che sulle 4 stagioni climatiche, si può definire un’ antologia di una serie di stagioni di una vita intera, difatti a me che sono l’ autore , sentendolo, suona molto come una sintesi abbastanza fedele di quello che è il mio percorso fino a oggi come roducer\beatmaker; difatti dentro ci ritrovo ogni sfumatura di tutto il vastissimo mondo di cui si compongono le mie influenze musicali.
Se proprio dovessi dirti una stagione che mi affascina come colore e sapore direi  l’ autunno , perchè nella nostalgia dell’ estate passata , e nella consapevolezza dell’ inverno che è alle porte, dentro di se ha la speranza che quand’ ascimm for sarà primavera, anche se sarebbe meglio non divagare in tullismi, ma credo che il concetto sia chiaro 🙂

Se con “SODOTAPE” hai racchiuso in un mixtape quella che è stata la prima parte della tua produzione da beatmaker, con “Antipasto Ep” ci hai dato un assaggio di quello che sarebbe stato il mood del futuro più prossimo, con “Deep fried anthology” ci hai presentato un sound ancora più croccante ed articolato, mentre con “Brazilian Follies” ci hai stupito con un tocco esotico. “Seasons” sembra invece rappresentare il giusto equilibrio tra l’ estate e l’ inverno, tra l’ordine ed il kaos, tra la ricerca armonica ed il “glitch”…

Si, come ti ho inconsapevolmente anticipato , credo anche io che “Seasons” rappresenti una giusta ricetta fra le mie influenze, le mie ricerche musicali, anche gli stimoli che posso avere da film, serie Tv, Libri, opere d’ arte, tutto quello che mi circonda…
lo vivo come una fonte continua di ispirazione, questa cosa l’ ho sempre avuta da piccolo, e mi è stata trasmessa da mio Padre, una persona intelligentissima che ha sempre stimolato la mia curiosità e la mia voglia di sperimentare, a tal punto che una volta da bambino pur di farmi riuscire a comprendere la natura di un procedimento,  è stato così determinato da comprarmi 3 volte il piccolo chimico,
2 delle quali ho fatto saltare in aria tutto ferendo anche la nonna, ma alla terza ci riuscii e capii la sua grande lezione sulla determinazione.
Da quello ne ho dedotto che dovevo applicare quest assoluta open sourcing mentale a tutto il mio processo creativo ed eccomi qui a mischiare zombi, soul, Star Wars, Sora Lella, Luciano De Crescnezo, Napoli, Detroit, Berlino, New York, Los Angeles, Rio de Janeiro e San Gaetano, conditi da Aphex Twin, Neomelodico, e Squarepusher che ha mangiato i funghi e vede J Dilla :)Se aggiungi Enzo Avitabile e tutti i miei fratelli e sorelle che non ci sono più credo che hai una panoramica abbastanza totale del suono che ho cercato di rappresentare in questo lavoro.

Da tanti anni ormai sei all’ unanimità riconosciuto come un grande comunicatore, soprattutto per le tue doti liriche.
Riesci ad esprimere le stesse cose che esprimere te stesso in egual modo anche attraverso la creazione di brani esclusivamente strumentali?

Non ancora, ma ci sto lavorando, anche grazie all’ uso, come i più affezionati già sapranno, di vari dialoghi o frammenti di voci da contestualizzare per comunicare , quello mi affascina molto, ed  una cosa che ho imparato dalle battle dei dj, dove screcciavano varie frasi per sfidarsi, e ho fatto mio questo codice, per usarlo un po come voce narrante o in alcuni casi, come epilogo come nel caso di “Napoli Romantica” in quel caso , ma anche in altri, sono riuscito a sentirmi in egual modo comunicativo che con le liriche. Ma  è un percorso più lungo e difficoltoso,
bisogna nascere con una certa predisposizione, ma chiamiamolo col suo nome, con un certo talento, e poi anche studiare non solo lo strumento , anche te stesso, che  il tuo primo strumento comunicativo, una volta presa consapevolezza di queste cose , basta applicare il metro, alla forma che hai scelto in quel momento… In teoria sembrerebbe facilissimo, ma non lo  è per niente, io sto studiando molto, ma una cosa la so: una volta che ho trovato la chiave giusta, sarà quella per aprire tutte le porte comunicative, quindi le forme saranno solo un mezzo, per veicolare il concetto o l’ emozione che vogliamo amplificare, ad ogni modo vorrei riuscire a comunicare anche col pensiero, pensa se non voglio studiare per comunicare in tutte le forme 🙂 Quello che posso dirti però,  che ho intenzione di lavorare anche con degli attori\attrici per estendere questo concetto della voce narrante a qualcosa di più vivo e interattivo , credo fermamente che il beatmaking sia una forma d’ arte così duttile, dalle forme di contaminazione e di art-crossing pressochè infinite 🙂

Provieni dal centro antico, dal cuore pulsante di Napoli, città famosa anche per il suo folklore e per la vivacità dei suoi abitanti. E a noi sembra che traspaia attraverso i tuoi beat, miscelata ad una buona dose di jazz e funk, tutta la tua
veracità, come se il tuo stile di chopping, lo swing e gli accordi che usi, in un certo senso incarnassero l’ anima di Napoli…

Ti ringrazio molto per questa considerazione , perchè mi gratifica molto del tipo di sapore che voglio comunicare con la mia musica, ma non solo, in un certo senso, ti rispondi da solo anche alla domanda precedente, perchè partendo dal fatto che io desidero proprio comunicare quel sapore, quell ‘odore, dei miei vicoli , delle mie pietre, mi confermi che riesco perfettamente nel restituirti quella visuale,
e in più aggiungici che mi sento pienamente discendente dal suono della napoli degli anni 70\80 di Pino Daniele, di Enzo Avitabile, Di Mario Musella,
mi sento figlio di questa tradizione, mischiata con tremila altre cose di cui mi sono nutrito e che mi hanno reso l’artista, ma sopratutto la persona che sono, e quindi si, ho l’ esigenza di fare della musica che parli della mia emotività, che spesso si sviluppa, si snocciola e trae ispirazione dal centro storico, e quindi mi piace pensare che se ascoltando Premier senti New York, Alchemist Los Angeles, Elaquent il Canada, Sodo Studio Napoli Centro Storico.

Nel documentario “Semp Samples” parli del beatmaking come di una “pazzia lungimirante”, nel senso che un beatmaker ascoltando un brano riesce ad abbozzare già nella propria testa un’ idea di beat. Tu riesci sempre a rimanere fedele all’ idea iniziale oppure ti capita anche di stravolgerla completamente?

Posso dirti che prima di essere chiuso un beat può subire anche un miliardo di modifiche e anche apparentemente rilevantissime, ma quello che  il mood di quella pazzia lungimirante di cui parlo in “Semp Samples” quello resta, anche perchè  lui stesso ad indicarmi le strade da percorrere per arrivare alla sua stessa uscita,
come se si suonasse da solo, o meglio, come dice mio fratello Francesco Villani, io sono suonato (da più punti di vista) dal beat che attraverso me si autosuona e decide quanto vuole essere quantizzato, quanto swingato, se gradisce un moog, piuttosto che un korg 🙂 Io sto là, gremo ed eseguo il volere della Forza 🙂

 

Per il brano “The Un A Wookie”, contenuto nel tuo ultimo album, hai realizzato un videoclip utilizzando scene cinematografiche estratte da “Star Wars”. Pensi possa essere stimolante per un beatmaker fondere la propria con altre arti, moderne come puo’ essere il videomaking più all’ avanguardia, o anche con una tradizione più antica come la poesia e il teatro? Potrebbe essere questa una nuova frontiera per i beatmaker?

Come già ti ho spoilerato un po’ prima assolutamente si! Poesia, teatro, pittura , scultura , danza, cinema, possono interagire perfettamente con la musica. Il beatmaking  è Musica e quindi da tale può fare pressochè quello che vuole.

Nonostante la tua propensione a cercare sempre il sample più fresco, sembra che tu ti stia concentrando ancor più sull’ uso dei sintetizzatori. Attualmente com’ è composto il tuo set-up e quale strumento ti sta facendo “VIAGGIARE” di più?

Ho l sp 404 , ho il mac con cui campiono ma ripasso spesso nel mio mixer analogico, ho un moog, 4 korg grandi, 3 piccoli, ho un talkbox, ho il giradischi e i dischi, ho le casse, 2 mpd, a breve prendo un reinassance, ma credetemi senza un suono in testa prima di tutto questo potevo avere anche il quadruplo delle cose, non sarebbe cambiato nulla. Ho avuto in dono la capacità di tradurre emozioni in altre forme,
il resto sono solo mezzi.

Ultimamente l’ interesse verso l’Hip Hop strumentale e i generi affini sta crescendo notevolmente e siamo sempre più sorpresi da quanti nuovi talenti stanno emergendo dalla nostra terra. Cosa ti piace della beat scene italiana e c’è qualche artista che ultimamente ti ha colpito particolarmente? Cosa manca (se manca) al nostro paese per poter essere all’ altezza di altre realtà internazionali?

Mi piace dell’ Italia una cosa: che sono tutti amici perchè non ci sta ancora il soldino in mezzo. Sarà curioso vedere se col soldino questa cosa sarà uguale oppure no. Mi piace che a differenza del hip hop dei ’90,  meno una setta a inviti, il movimento del beatmaking è più per artisti hippie un po freakkettoni che da soldati e missionari, e questo già mi piace di più, o meglio, lo sento un fatto nel quale mi ci identifico di più e nel quale posso essere me stesso. Non lo dico con critica, mi sembra solo un movimento di persone più allegre e quindi già per questo mi sento più a casa.
Cosa manca ? Na cos ‘e sord, come sempre 🙂 Nel senso di persone che investono sulla cosa dando visibilità e permettendo la diffusione dei dischi, degli eventi e delle serate in genere , degli sponsor attenti a quello che succede nel sottobosco , e che ci puntano e valorizzano Anche se non amo la loro bevanda , non posso negare quanto ad esempio Redbull sia attenta a questo fermento, organizzando a livello planetario eventi e workshop interessantissimi proprio in ambito di beatmaking e affini.
Rispetto ai nomi basta seguire BeatZcat, che è solitamente puntuale e sul pezzo con uscite fresche e retrospettive, e non perchè ne faccio parte, ma se fossi solo un ascoltatore sarei felice di trovare un punto di riferimento su news uscite ed eventi inerenti a questo mondo.

A differenza di molti altri producer “integralisti” della strumentale tu produci anche diverse tracce per svariati MC, su tutti ovviamente i tuoi Sangue Mostro, ma abbiamo apprezzato anche le produzioni per Pepp-Oh o per Morfuco&Tonico…
Come cambia il tuo approccio al beat a seconda della destinazione che avrà? C’è qualche artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Amo Considerare questa cosa delle strumentali come se fossimo degli artigiani dell’ atmosfera o mood designerz se ti suona meglio, quindi per ogni persona mi piace percepire un atmosfera unica. Molte persone fanno questo tipo di paragone con un vestito ma paragonare un beat ad un vestito  è limitante e secondo me anche inopportuno, proprio per le specifiche. Un beat  è un insieme di sapori, suoni e visioni, che leggi e scrivi , non che indossi e poi ti togli. Amo pensare di costruire una scena di un film , o un film stesso,  questo il mio approccio quando produco per qualcuno,  come se stessi disegnando tutta la scena del finale di un film , per il protagonista, quindi un qualcosa che lo valorizzi, che lo enfatizzi, che sia risolutivo e al contempo introduttivo di un nuovo mondo un po come farebbe JJ Abrams
Mi Piacerebbe Lavorare Con Diversi Artisti , e per fortuna Grazie alla Forza, con Alcuni di Loro Ci Sto Riuscendo 🙂

 

Siamo giunti alla fine della nostra chiacchierata… Se dovessi salutarci con una citazione di “Star Wars”?

Voglio in primis ringraziare Beatzcat e salutare Tutti i Lettori, devo dire che  stato bello egualmente fare sia l’ intervistato che l intervistatore e questo perchè le domande sono state interessanti e piene di spunti di discussione…
Non mi resta che darvi appuntamento domenica al Boudoir di Napoli centro per festeggiare “Seasons” tutti insieme, e se proprio volete una bella Star Wars quote di chiusura vi lascio con un classico del maestro Jedi più potente di tutti i tempi:

Grande guerriero? Guerra non fa nessuno grande. (Yoda)

Un Abbraccio Sodo Sodo 🙂

Intervista a cura di BeatZcat Staff.

WhatsAbstract: HLMNSRA

ra

Prima di parlare con  lui, vorremmo fare una premessa sul suo suono, che, secondo noi, incarna uno spirito e un influenza ben radicata in un certo tipo di Hip Hop, ma che al suo interno include, abbraccia e poi litiga squantizzando con mille suggestioni e influenze musicali diverse che hanno comunque come denominatore il suono grasso e caldo del ventre di una metropoli. Ed è da li che parte la storia di Ra, HLMNSRA, in una metropoli europea, mentre quella di Raimondo ha radici più lontane geograficamente, nel profondo sud dell’ Italia, ad Agrigento, salendo passa per Bologna e, come anticipato, poi Londra. Un viaggio che ci regala musicalmente molteplici paesaggi dal finestrino, e ci fa passare attraverso una vastissima gamma di emozioni differenti ,come una serie televisiva dai molteplici spin-off, che si incastrano gli uni con gli altri alterando la timeline cronologica, e creando dei fantastici “paradossi” come li definirebbe Doc in Ritorno al Futuro, capaci di portarci di volta in volta in una sfumatura che non avevamo ancora apprezzato.

BC: Ciao Ra ,  come andiamo? A Napoli stiamo forti con te e la tua musica. La prima domanda è quanto e come è cambiato il tuo suono ed il tuo percorso, dagli esordi sul Soundcloud (Untidy Tiles), a Stay Here, passando ovviamente per Drafts (che vogliamo considerare una tappa intermedia) e qual è il suono che oggi ti fa pensare <<minchia che ha combinato questo ??!!!>>

Ra: Ciao raga. Il mio suono e la sua evoluzione penso sia fortemente legata alle mie molteplici influenze delle quali non parlerò adesso, anche se avevo già scritto tutto qui senza aver letto la terza domanda, quindi approfitterò lì, ed  in questo calderone cerco di attingere ogni volta al fine di tentare (e non sempre riuscire) una continua evoluzione (aka aspettatevi di tutto da questo uaglione).

Per quanto riguarda le influenze 2015, direi di certo questa corrente trap-melodica alla Sam Gellaitry, Oshi, Esta e, nell’ultimo periodo, anche il filone trap drill, ma la vuotezza dei testi di questo tipo di rap mi fa disgustare dopo un po’. Nonostante ciò, sono le strumentali che mi catturano e mi fanno continuare (impressione momentanea che durerà fino all’accettazione del fatto che in fondo sono un tamarro).

Inoltre, ho la fortuna di avere degli amici forti in UK, fortissimi ed innovativi, specialmente la mia ballotta Fly High Society, quindi Teebs, SertOne, Iglooghost, TreBore, Monto, Bolts ma anche per il fatto che la gente con cui passo la maggior parte del mio tempo libero sono kings come Railster e Butti.

Ah, grazie dei props

Vi amo anch’io.

 

BC: come ti dicevo, per noi di BeatZcat sei molto più’ che conosciuto, ma magari per una parte dei nostri lettori che è attenta  soltanto ai i prodotti “locali”vorremmo che ti raccontassi un po’, sia musicalmente , sia per quanto riguarda le tue influenze…

Ra: E’ il rap che ha riempito sostanzialmente la mia vita dalla tenera età di 10 anni. Lo studio della chitarra e le influenze metal / hardrock dell’unico che in famiglia faceva musica, mio cugino, ex-bassista, l’adolescenza ed il contatto con la musica elettronica, il punk, lo ska, i rave parties, il reggae ed il dub etc.

Ho iniziato a provare a produrre facendo robe molto confuse, quasi drone, campionavo i primi mp3 che avevo, ero al liceo e nel frattempo suonavo part time in un bel po di bands scrausissime, suonando chitarra e basso.

Poi ho iniziato a conoscere il mondo dell’elettronica italiana, partendo dai vostri 99 posse, il gruppo che ho ascoltato di più penso dai 16 ai 18 anni, poi ho approfondito sui progetti di Marco Messina (genio assoluto) e quindi necessariamente il dub.

Ho prodotto dub e beats rap, poi, da allora, il resto é ‘io ora’.

BC: Per Noi Che siamo prevalentemente Napoli-Based, è un po un must , ma ovviamente per chi come te vive una dimensione cittadina differente , la risposta a questa domanda ha chiaramente un altro valore, quanto il posto dove sei influenza la tua creatività, ti stimola, o ti è indifferente e potresti stare ovunque ?

Ra: Onesto, sono meteoropatico da morire, quindi pressoché molto fa il clima più che la città in se.

Quindi ad Agrigento faccio cose super allegre, a Bologna nel periodo universitario mi faceva fare cose nebbiose e Londra pezzi grigi o soleggiati, poi subito grigi o soleggiati, poi nebbiosi grigi e poi soleggiati, di nuovo poi bui, notte.

Poi onesto pt.2, a Londra, se non vivi con la musica non hai troppo tempo per farla, penso mi inspirerebbe più un posto meno frenetico, nonostante raga, di ispirazione ne ho tanta sempre.

BC: Ci piace con te , ragazzo del Sud, giocare con un detto che c’ è dalle nostre parti, trasponendolo un po’ nella musica e nella produzione in generale: si dice a Napoli “E Fierr Nun Fann O’ Mast”, che in sintesi vuol dire per chi non lo avesse inteso che non sono gli attrezzi a fare il mastro… da ciò abbiamo pensato, quanto il set up tecnico è importante , specie come consiglio che ti puoi sentire di dare a producer giovani? Con cosa produci ora, e qual è il tuo set up ideale?

Ra: Il mio setup ideale sarebbe un tavolo in legno con ombrellone, il laptop, un controller midi, una mini scheda audio, un iphone, la 404, cuffie.

Il mio setup ideale pragmatico e realista sarebbe tipo come sopra con un mega computer, una buona scheda audio, un mixer, e poi boh aspettate tutti, potrei elencare tutti gli strumenti del mondo.

Il mio reale approccio, da persona che non riesce comunque a riempire il frigo con la musica, é meglio che sia semplice e funzionale, che mi permetta di catturare il flusso creativo senza girare troppo.

Il computer ed i mille vst mi permettono di fare tanto, almeno a livello compositivo.

BC: Sebbene Frank Zappa in un suo noto aforisma recitava che <<parlare di musica è come ballare di architettura>>, se dovessi “spiegare” la tua musica , tipo quando chiedono cosa ha voluto dire l’autore e robe così, come la tradurresti a parole?

Ra: Flusso di coscienza, quindi casuale, random. Sono spesso bravo ad autoconvincermi che ci sta dietro qualcosa forse, o forse c’é proprio.

La storia l’ha sempre fatta la circostanza in cui ho fatto le cose ma non avevo provato a lanciare un messaggio vero e proprio. Forse ora con IAMRA, voglio dimostrare che voglio bosseggiare come Gue Pequeno.

 

 

BC:  Parole su beat , tipo quali artisti , rappers o cantanti con i quali non hai collaborato, ti piacerebbe sentire su una tua strumentale, se non anche strumentisti , o musicisti in generale, e su questo ovviamente chi ascolti, se ascolti , chi ti piace anche non ipotizzando un featuring?

Ra: In primis persone con cui sono realmente amico, non tipo Facebook <<ciao bro>>. A Stokka & Buddy non capisco ancora perché non gli ho mai rotto le scatole a manetta per anni…

Poi ti dico combo dream-team... (prepariamo sto mixtape?!??!?!)

Combo Francesco Paura, Clementino, Speaker Cenzou e RocMarciano.

Gué Pequeno con Salmo ed Action Bronson.

Noyz Narcos con i Fratelli Quintale ed Evidence.

 

BC: Mentre in merito ai beat ci parli un po di Beat.it, la tua esperienza e come sta oggi la situazione del movimento italiano degli “Amici del Beat”?

 

Ra: In Beat.it non ho fatto altro che inventare il concept della combo. Poi vabbé, come dicevo, essendo amico di Railster, creatore del tutto e di Rroundhere che ha curato il progetto grafico, sono stato più o meno coinvolto, quindi felicissimo di tutto.

La scena italiana spacca ed il mondo lo vedrà nella sua interezza presto, ne sono sicuro.

 

BC: Ti va di approfondire sia il concetto di Drafts in sè, che del tuo album che il suono del titolo  per ovvi motivi ci riporta alla mente Ruff Druft?

Ra: Sono solo beats che stagnavano in una cartella, era l’inizio di un progetto che non voglio più portare a termine in quanto molto negativo di base.

Volevo liberare la mente.

 

BC: Qual ‘è la tua release preferita? Se c’è, per quale motivo? Affettivo, di mood, o di fotta per un upgrade delle skillz… Come beat singolo, collabo, o album… sai tipo il figlio preferito…

Ra: Ora e per sempre 2Day, “piezz e core. Penso sia quello che abbia fatto partire tutto il buzz dell’inizio. Fatto in un momento di vita pazzesco, ero molto felice.

BC: Hai già in testa il nuovo album? Hai robe pronte ?

Ra: Sto lavorando ad un bel po’ di roba. Pronta si, ma la rilascerò a caso, mentre lavoro a robe nuove costantemente.

Spero di riuscire poi a compiere il miracolo di Natale.

BC:  Dalle nostri parti abbiamo tutti la sensazione (ma forse in realtà è più una speranza) che tipo  “Beat Scene is The New Golden Age”.

Secondo te è solo un film nostro oppure ti senti di condividere e alimentare quest ottimistica previsione\augurio ?

 

Ra: Spero di no, nella mia ottica di Golden Age aka una generazione di persone che poi quando invecchiano devono fare i detentori della sapienza a discapito delle generazioni successive.

Poi viviamo in un mondo di ritorni di mode.

Diciamo che sto vedendo aspetti della beat scene evolversi in negativo già adesso.

BC: Stai forte sul beatmaking napoletano ? C’è qualcosa che ti piace ?

 

Ra: Forse non c’é uno che non mi piace mannaggia a voi! Poi rispetto tutta la scena elettronica, reggae/ska. Napoli é sempre stato per me uno dei centri nevralgici della sperimentazione artistica e della coscienza sociale.

 

BC: Intanto ti ringraziamo per la disponibilità,  ti salutiamo e chiudiamo con un classico, sei mai stato a Napoli , e ovviamente  quando vieni a suonare qui ?

 

Ra: A Napoli ci sono stato con i miei a tipo 12 anni e sono andato a posta in un negozio di dischi a comprare Corto Circuito ed Il bambino cattivo.

E suonare a Napoli, beh, quando mi invitate?

Ciao ragazzi, vi voglio bene.

Di seguito vi riportiamo l’ ultimo beat tape di HLMNSRA dal titolo “Drafts”, che ci è piaciuto un bel po’…

 

Intervista a cura di SODOSTUDIO